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sabato, Giugno 19, 2021

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Rapporto DIA: la mappa della criminalità sul territorio

Prosegue l'egemonia dei clan Fabbrocino e Cava nella zona orientale dell'area metropolitana di Napoli ed il Covid-19 crea nuove opportunità per favorire illeciti

La Direzione Investigativa Antimafia (DIA) ha presentato in Parlamento la relazione del secondo semestre 2019, relativo alle attività di indagine svolte ed ai risultati conseguiti.

Per quanto riguarda l’area orientale del territorio metropolitano di Napoli, quello che abbraccia diversi Comuni del nolano e del vesuviano (Nola, Saviano, Piazzolla di Nola, Marigliano, Scisciano, Liveri, Palma Campania, San Gennaro Vesuviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, San Paolo Belsito, Brusciano San Vitaliano, Cimitile, Mariglianella, Castello di Cisterna, Pomigliano d’Arco, Cicciano, Roccarainola, Somma Vesuviana, Cercola, Massa di Somma, San Sebastiano al Vesuvio, Sant’Anastasia, Pollena Trocchia), emergono chiare le egemonie dei clan che operano ormai da tempo.

Nell’area vesuviana non si registrano significativi mutamenti della geografia criminale. – si legge nel rapporto DIA – Permane la leadership del clan FABBROCINO nelle aree di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano e San Gennaro Vesuviano, nonostante la morte (avvenuta per cause naturali) dello storico capoclan, nel mese di aprile 2019. Nel territorio, il sodalizio si avvale di elementi di elevato spessore criminale che si occuperebbero del riciclaggio di denaro, della gestione delle estorsioni e di altre attività illecite collegate. In tale ambito, il 29 novembre 2019 la DIA ha eseguito, nei confronti di un elemento di spicco del clan FABBROCINO, già condannato per associazione di tipo mafioso, un decreto di sequestro che ha riguardato beni immobili e rapporti finanziari e polizze vita, per un valore di oltre un milione di euro. Il citato sodalizio mantiene relazioni con il clan CAVA di Quindici (AV), compagine quest’ultima che, attraverso la famiglia SANGERMANO, è operativa anche nei comuni di Pomigliano d’Arco, San Vitaliano, Scisciano, Cicciano, Roccarainola e, tramite propri referenti, è presente a Terzigno. In quest’ultimo Comune è presente anche la famiglia di narcotrafficanti SCARPA, componente interna al clan GALLO di Torre Annunziata (NA), con relazioni anche con il gruppo GIUGLIANO, operativo a Poggiomarino e Striano.

Nel Comune di Sant’Anastasia permane l’operatività dei gruppi ANASTASIO e PERILLO, che si dividono le attività illecite. Nel territorio si segnalano anche presenze collegate al disciolto clan SARNO di Ponticelli (che, come noto, quando era in auge vantava proiezioni in molti comuni vesuviani). Il 17 luglio 2019 i Carabinieri hanno eseguito un decreto di sequestro di beni, per oltre 2 milioni di euro, nei confronti di due soggetti, esponenti di spicco proprio del disciolto clan SARNO, intestatari di un’azienda casearia e di una concessionaria di autovetture di pregio, frutto del reimpiego dei capitali accumulati dal sodalizio.

A Somma Vesuviana l’assenza di consorterie di spessore ha favorito le proiezioni dei clan più strutturati della zona orientale di Napoli, attraverso gruppi locali: il gruppo DE BERNARDO, referente nel territorio per conto del clan MAZZARELLA, e la famiglia D’ATRI, sostenuta dai clan CUCCARO e RINALDI-APREA-MINICHINI-DE LUCA BOSSA. Una contrapposizione permane anche nel comune di Marigliano tra un gruppo legato al clan MAZZARELLA, i cd. “Mariglianesi”, con ramificazioni anche in altri comuni, e l’antagonista gruppo dei cd. “Paesani”, guidato da un pregiudicato locale, legato al citato cartello RINALDI-APREA-MINICHINI-DE LUCA BOSSA.

Anche i territori di Cercola e Pomigliano d’Arco risentono dell’influenza di alcuni clan partenopei (DE LUCA BOSSA-MINICHINI-APREA-CUCCARO), ai quali sono collegati gruppi locali che gestiscono le estorsioni e lo spaccio di stupefacenti.

Nei restanti Comuni della provincia orientale non si rilevano profondi mutamenti nel panorama criminale, con il sodalizio ARLISTICO-TERRACCIANO a Pollena Trocchia e il clan REGA a Brusciano, che gestiscono le attività illecite nei rispettivi territori.

La DIA, poi, precisa anche che “nel lasso di tempo che intercorre tra la stesura e la pubblicazione si è sviluppata l’emergenza sanitaria connessa alla rapida diffusione del COVID-19, un’emergenza globale e senza precedenti che impone un approfondimento anche in questa sede, perché, se non adeguatamente gestita nella fase di ripresa post lockdown, può rappresentare un’ulteriore opportunità di espansione dell’economia criminale. Le mafie, infatti, nella loro versione affaristico-imprenditoriale immettono assai rilevanti risorse finanziarie, frutto di molteplici attività illecite, nei circuiti legali, infiltrandoli in maniera sensibile. La loro più marcata propensione è quella di comprendere tempestivamente ogni variazione dell’ordine economico e di trarne il massimo beneficio. Ovviamente, sarà così anche per l’emergenza COVID-19. Tutto ciò, non solo a causa del periodo di lockdown che ha interessato la gran parte delle attività produttive, ma anche perché lo shock del Coronavirus è andato ad impattare su un sistema economico nazionale già in difficoltà”.

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