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ACCADDE OGGI: la rivoluzione di Eleonora Pimentel Fonseca

Forsan haec olim meminisse juvabit” (Forse un giorno ci farà piacere ricordare anche queste cose). Queste le ultime parole di Eleonora Pimentel Fonseca (come testimoniato dallo scrittore Vincenzo Cuoco) prima di essere giustiziata.

Era il 20 agosto 1799. Una delle tre donne tra i 122 condannati all’impiccaggione, a seguito della caduta della Repubblica Napoletana.

Direttrice del Monitore Napoletano, Eleonora aveva una grande cultura e profondi ideali, oltre a manifestare uno spirito protofemminista che le causò non poche difficoltà, e in società e nella vita familiare.

Le sue origini nobili le permisero di avere una buona educazione e frequentare i circoli intellettuali. La sua famiglia fu accolta tra i sudditi del reame borbonico ed Eleonora fu inizialmente impegnata a scrivere opere letterarie dedicate ai Borbone.

Tuttavia, quando a Napoli cominciarono a fermentare illuministi ideali rivoluzionari e al contempo la politica borbonica assunse un carattere repressivo, Eleonora scelse di aderire alla rivoluzione.

Scelta che le costò l’arresto e la condanna a morte: in quanto nobile chiese di esser decapitata secondo suo diritto, che tuttavia le fu negato. Con orgoglio salì sul patibolo in Piazza Mercato, si legò il vestito alle gambe (per non far intravedere nulla), pronunciò le sue ultime parole e fu impiccata.

Morì per la rivoluzione e la libertà, sorte che qualche mese dopo avrebbe accomunato il nostro concittadino Vincenzo Russo.

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