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lunedì, Giugno 21, 2021

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TUTTARTE: quel varco segreto di Palma Campania

Due blocchi di pietra di circa due metri, di forma squadrata ma irregolare, tendenti ad assottigliarsi verso l’alto, uno accanto all’altro, separati da uno stretto varco che permette appena il passaggio di una persona.

Al primo impatto visivo ti richiamano per analogia altri monumenti: i menhir,  megaliti  monolitici, le grandi pietre erette  durante il Neolitico; oppure, se li consideriamo nel loro insieme,  i dolmen, formati da due o più grandi pietre rudi solitamente assemblate,  infisse dritte nel suolo, che reggono una grande pietra orizzontale,  anche se in questo caso manca la parte superiore che  unisce le due componenti. I primi rappresentavano idoli pagani o monumenti funerari o semplicemente delimitazione dei confini di territori diversi; i secondi camere sepolcrali singole: uno spazio sacro, dunque,  un luogo misterioso nel quale si rendeva possibile l’accesso fisico attraverso un portale che metteva in comunicazione il mondo dei vivi con il mondo dei morti e si stabiliva una particolare vicinanza con il divino, tanto da essere utilizzato anche come luogo di culto.

Ma vedere le due colonne piantate a terra mi ha ricordato anche una delle molte immagini con cui gli antichi rappresentavano le cosiddette colonne d’Ercole, situate geograficamente nell’estremità occidentale del mar Mediterraneo (l’attuale stretto di Gibilterra), a segnare i confini del mondo conosciuto, il limite da non attraversare; un monito del Dio cristiano, per dirlo con le parole di Dante (Purg. III), alla umana gente di stare contenti al quia, ad evitare il folle volo di Ulisse e dei suoi compagni, nella nova terra (Inf. XXVI).

E magari al cinefilo non sfuggirà il film fantascientifico di Roland Emmerich del 1994 “Stargate”, (letteralmente “la porta delle stelle”), il cui titolo definisce nella finzione narrativa un anello che apre il varco su un mondo “altro”.

Ma al di là delle suggestioni storiche, letterarie e cinematografiche che le due pietre possono suscitare nell’osservatore, la loro installazione indica chiaramente che esse rappresentano un varco, un mezzo di comunicazione da uno spazio ad un altro. Davanti ad esse noi siamo come sulla soglia di una porta, che simbolicamente rappresenta il passaggio  tra due livelli: il noto e l’ignoto, il profano e il sacro; che è anche l’elemento di identificazione della vita, la quale non è altro che un continuo varcare soglie, un passare da una fase all’altra, attraverso una serie di transiti intermedi, fino all’uscita che avviene con la morte, ma che può costituire, a sua volta, passaggio verso il mondo ultraterreno.

E potrebbe essere questa una possibile interpretazione, di segno esistenzialistico, dell’installazione di Cilvini. Ma, come sottolineiamo spesso parlando di arte, una opera non trasmette mai un messaggio univoco e preciso, ma offre all’osservatore la possibilità di prestare alla sua visione un senso che non corrisponda necessariamente alla intenzione dell’artista.

Nel caso particolare, poi, Cilvini ha dato alla sua opera un titolo indicativo ma ironico: Platform 93/4. Un evidente e dichiarato rifermento alla piattaforma della stazione di King’s cross di Londra, dove c’è un negozio di souvenir a tema Harry Potter, il personaggio inventato dalla scrittrice inglese J.K. Rowling, cui sono stati dedicati sette libri e sette film.

Ebbene le avventure del piccolo maghetto sono ambientate dalla sua autrice in un mondo magico, una società parallela che si distingue da quella non magica, definita babbana, costituita da tutte le persone che non hanno poteri speciali, che sono all’oscuro dell’esistenza del mondo magico, protetto da incantesimi che lo rendono inaccessibile e i cui membri operano in completa segretezza.

I maghetti hanno la capacità naturale di mettere in atto incantesimi, che possono essere usati per molti scopi, dallo spostare oggetti fino a infliggere dolore e morte, servendosi di oggetti incantati, il più importante dei quali è la bacchetta magica, chiave del loro potere. Tra questi quello di attraversare le porte chiuse, di superare le barriere tra uno spazio esterno ed interno e viceversa, avere così la possibilità di entrare in una realtà nuova e di farne esperimento. Una possibilità che non è concessa ai babbani, cioè a tutte le persone comuni.

E allora?

Se portiamo fino in fondo lo spunto offertoci dal titolo dell’installazione, ricordando la storia dei libri e dei film di Harry Potter, possiamo dare un ulteriore senso alla installazione di Cilvini, direi “rovesciato” rispetto al riferimento della vicenda narrata; anche in considerazione che le pietre sono state poste sull’ampio marciapiede da cui si accede all’ingresso della sede centrale dell’Istituto comprensivo “Vincenzo Russo” in via Trieste.

Quale collocazione migliore? L’invito rivolto agli adolescenti, che vivono una fase della loro età “sospesa”, è di affrontare la prova, attraversare il varco. Non è sbarrato da una porta chiusa, come nel mondo magico di Harry Potter, non ci vuole un particolare potere né una bacchetta fatata per aprirlo. Non è questione di capacità ma di volontà, che per essere attuata richiede spirito di intraprendenza, avventura, coraggio, desiderio di conoscere, di uscire dal proprio io per conoscere il mondo, aprirsi all’ignoto, all’ incontro con lo sconosciuto, ciò che viene da lontano, dal di fuori. Un rito di passaggio.

Una ultima osservazione.

In una performance all’inaugurazione della installazione lo scultore ha ricoperto le pareti interne dei due blocchi di pietra di aderente velluto rosso, che conferisce alla fredda rigidità della materia una calda e accogliente morbidezza.

Rosso non a caso, perché il colore del sangue, del fuoco e della passione, sprigiona una carica di energia, dinamismo che ben rappresenta l’ ardore dei giovani, sollecitati ad entrare per la porta aperta e, prima di attraversarla, ad osservarne le scalfitture  emergenti sulla superficie, che nella loro (dis)articolazione di linee, che si diramano avvicinano allontanano convergono divergono intrecciano, disegnano una sorta di mappa, un possibile itinerario verso un altrove da scoprire.

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