Ennesimo danno economico provocato dal superbonus 110%
Giuseppe Montuori 13 Giugno 2026
“Provo amarezza per quella che era nata come leva per aiutare l’economia, possa invece essersi tradotta in una opportunità (un disegno criminogeno) per danneggiare l’economia”, sono le affermazioni della Procuratrice della Repubblica di Siracusa (Sabrina Gambino), in merito ad una ennesima maxi-frode sul Superbonus da 560 milioni di euro scoperta dalla Guardia di Finanza.
Trattasi di crediti fiscali connessi ad agevolazioni edilizie per lavori inerenti al "Superbonus 110" mai effettuati, sequestrati dai finanzieri in forza al Comando Provinciale di Siracusa, su disposizione della Procura della Repubblica aretusea. Le indagini, sviluppate in stretta collaborazione con il Nucleo Speciale Tutela Entrate e Repressione Frodi Fiscali della Guardia di Finanza di Roma e il Settore Contrasto Illeciti dell’Agenzia delle Entrate, hanno permesso di ricostruire un sofisticato e pericoloso sistema illecito posto in essere da una presumibile organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Italia.
Sono state, infatti, individuate oltre 60 società ubicate su tutto il territorio nazionale, la quasi totalità fittizie (ovvero sprovviste di sede operativa, dipendenti, attrezzature e qualsivoglia struttura imprenditoriale), che avrebbero eseguito documentalmente interventi milionari di riqualificazione edilizia su 22 condomìni dislocati nelle province di Bergamo, Como, Macerata, Messina, Monza Brianza, Padova, Pavia, Roma, Salerno, Siracusa, Varese, Vercelli e Verona.
In realtà, i dati degli immobili, effettivamente esistenti, sui quali erano in corso o erano già stati realizzati lavori di riqualificazione edilizia eseguiti da imprese completamente estranee al circuito fraudolento, appaiono essere stati utilizzati dall’organizzazione criminale all’insaputa di amministratori e proprietari.
Il sodalizio criminale secondo la ricostruzione operata appare fare capo ad alcuni professionisti operanti in Lombardia, incaricati di reperire prestanome a cui intestare formalmente le società coinvolte e presumibilmente attribuire le eventuali responsabilità penali. L’anello esecutivo risulterebbe individuabile in due professionisti della provincia di Chieti, abilitati ad accedere alla piattaforma “cessione crediti” dell'Agenzia delle Entrate, i quali, secondo le indagini effettuate, dietro compenso per ciascuna pratica inserita, hanno trasmesso oltre 2.000 comunicazioni che hanno permesso di generare i crediti fittizi nei cassetti fiscali delle società formalmente esecutrici dei lavori.
Le indagini hanno consentito di far emergere che gli indagati avevano posto in essere un meccanismo volto a cedere i crediti fittizi così creati ad ulteriori cessionari, che, a loro volta, li avrebbero presumibilmente utilizzati in compensazione di debiti tributari reali ovvero “monetizzati” vendendoli a terzi, in cambio di una quota del valore nominale, trasformando, in tal modo, il profitto illecito in significative disponibilità finanziarie.
Solo l’intervento immediato degli inquirenti, ed il contestuale blocco telematico all’uopo operato, ha evitato che centinaia di milioni di euro, una volta immessi nel circuito delle cessioni, si disperdessero irreversibilmente in una catena di operazioni impossibile da ricostruire, cagionando un rilevantissimo danno per l’Erario.
Ai 12 indagati sono contestati i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio e autoriciclaggio, nonché l’emissione di FOI (fatturazioni per operazioni inesistenti).
Si rappresenta che, per il principio della presunzione di innocenza, la colpevolezza delle persone sottoposte ad indagine in relazione alla vicenda summenzionata , sarà definitivamente accertata solo ove intervenga sentenza irrevocabile di condanna.
Il rimborso del 110% sulle ristrutturazioni edilizie ha provocato una voragine nei conti pubblici pari a 150 miliardi di euro. I dati reali smentiscono la narrazione di una misura voluta dai 5 Stelle, che avrebbe rilanciato l'economia e l'occupazione. E’ quanto sentenziato dalla Corte dei Conti, attraverso i dati ufficiali comunicati ultimamente, sulla base delle rilevazioni Enea. Una voragine finanziaria che, invece di generare sviluppo e crescita, ha finito per aggravare ancor di più il debito pubblico degli italiani, costringendo i governi successivi a misure restrittive, nuove tasse e tagli per cercare di arginare il dissesto creato. In tutto questo, il capo dei 5 Stelle (Giuseppe Conte), forse avrebbe fatto bene a fare autocritica su questo regalo elettorale mascherato da misura di rilancio economico che ha favorito, in buona parte, i possessori di ville, villette e immobili di pregio, a spese della collettività.
Basti pensare che dei 500.061 immobili coinvolti nel Superbonus, 245.068 sono abitazioni unifamiliari e 137.600 condomini, ma ci sono persino cinque edifici classificati come castelli o palazzi di valore storico (categoria A/9), a conferma del fatto che tale fattispecie abbia avvantaggiato soprattutto le fasce della popolazione già abbienti. Che flop.
* (Dottore in Scienze della Pubblica Amministrazione)
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