IL CORAGGIO DELL'IMPEGNO - La tutela dei diritti tra aula, società e nuove generazioni

Redazione 11 Ottobre 2026
IL CORAGGIO DELL'IMPEGNO - La tutela dei diritti tra aula, società e nuove generazioni

Intervista all'Avvocato Giovanna Russo

Un dialogo aperto sulla professione forense, la maternità e l'impegno sociale. Dalla lotta al bullismo e alla violenza di genere fino all'ideazione del prestigioso Premio "Donna, lo devi a te", promosso insieme a un autorevole Comitato Scientifico.

«Felice, soddisfatta e stanca. La dura vita da avvocato.»

D: Avvocato, la sua giornata si divide tra le aule di tribunale, l’impegno sociale sul territorio e il ruolo di giovane madre. Come si armonizzano queste dimensioni e cosa significa oggi essere una giovane penalista?

R: Essere una giovane penalista oggi richiede determinazione, rigore metodologico e un costante aggiornamento. La professione penale non è un semplice lavoro: è una vocazione che ti porta a contatto con le pieghe più delicate e complesse della natura umana e dei diritti fondamentali.

Essere madre, tutt’altro che rappresentare un limite, ha affinato il mio sguardo. La maternità insegna l’empatia, l’ascolto attivo e la gestione delle responsabilità sotto pressione — qualità che riporto ogni giorno nel mio lavoro in studio e in tribunale. Vuol dire dimostrare, nei fatti, che le giovani donne non devono scegliere tra la realizzazione professionale e la vita familiare, ma possono portare nel mondo forense un valore aggiunto fatto di competenza e sensibilità.

D: Il suo percorso si caratterizza per una spiccata attenzione al sociale, in particolare nei temi del contrasto al bullismo e alla violenza di genere. Qual è la situazione sul campo?

R: Dal punto di vista giudiziario e sociale, ci troviamo di fronte a sfide complesse. Il bullismo e il cyberbullismo tra i giovanissimi, così come le diverse forme di violenza di genere, non sono meri fatti di cronaca: sono spie di un disagio culturale profondo.

Come avvocato, il mio compito non si esaurisce nella tutela legale in aula; sento la responsabilità di fare prevenzione. Dobbiamo far capire ai giovani che la prevaricazione non è mai manifestazione di forza, ma di fragilità, e che la rete e le piazze reali richiedono lo stesso rispetto per la dignità altrui. Alla violenza si risponde con la cultura della legalità e la consapevolezza dei propri diritti.

D: Qual è il messaggio principale che si sente di rivolgere alle donne e alle giovani generazioni?

R: Alle donne dico: non abbiate mai paura di occupare lo spazio che vi spetta. La propria dignità, l'indipendenza e la libertà personale non sono negoziabili. Non accettate mai alcuna forma di controllo o prevaricazione mascherata da affetto.

Ai giovani dico: siate custodi della vostra libertà e di quella degli altri. Abbiate il coraggio di denunciare, di non voltarvi dall'altra parte di fronte alle ingiustizie e di scegliere sempre il dialogo e il rispetto reciproco come uniche armi di confronto.

D: Lei è l’ideatrice del Premio "Donna, lo devi a te". Com'è nata questa iniziativa e qual è la sua struttura scientifica ed esecutiva?

R: Il Premio "Donna, lo devi a te" nasce dall'esigenza di creare un momento tangibile di riconoscimento e riflessione sul valore della figura femminile e sul contributo straordinario che molte personalità offrono quotidianamente alla società. Il titolo stesso è un promemoria: un invito ad ogni donna a riconoscere il proprio valore e a realizzarsi.

L'iniziativa si avvale di un Comitato Scientifico di altissimo profilo, composto da illustri professori universitari, autorevoli esponenti delle Forze dell'Ordine, dirigenti della Pubblica Amministrazione ed esperti del settore giuridico e sociale. La presenza di un parterre così prestigioso garantisce il rigore nella selezione dei profili e conferisce all'iniziativa un valore istituzionale di primaria importanza.

Tra i premiati figurano personalità di spicco del panorama nazionale e locale — figure che con il loro lavoro quotidiano incarnano perfettamente i valori di giustizia, solidarietà, merito e tutela dei diritti che il Premio intende promuovere e diffondere.

D: Qual è l'auspicio per il futuro del suo impegno professionale e sociale?

R: Proseguirò con la stessa passione. Continuare a difendere i diritti nelle sedi opportune, promuovere la cultura del rispetto nelle scuole e nella società civile, e contribuire a costruire un contesto in cui i nostri figli possano crescere liberi da ogni forma di violenza e pregiudizio.

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