Pompei, 40mila presenze per la Supplica: fede, memoria e un forte messaggio di pace
Chiara Brandi 5 Ottobre 2026
Ci sono giornate in cui una città sembra raccogliere in sé la propria storia, la propria identità e le speranze di migliaia di persone. È accaduto ieri a Pompei, dove circa 40 mila persone, tra pellegrini arrivati per la tradizionale Supplica alla Madonna del Rosario e visitatori degli Scavi archeologici, hanno animato la città.
Moltissimi sono stati i fedeli che hanno raggiunto Pompei per partecipare alla celebrazione della prima domenica di ottobre e unirsi, a mezzogiorno, a una preghiera che da oltre un secolo attraversa generazioni, famiglie e comunità.
Una preghiera nata nel cuore di Pompei
La Supplica non è una preghiera nata recentemente, la sua storia è profondamente legata alla storia della città. Bartolo Longo (fondatore del Santuario) volle fare di Pompei un luogo nel quale la preghiera fosse accompagnata dalla solidarietà, dall'educazione e dall'attenzione verso gli ultimi.
La prima recita pubblica della Supplica risale al 14 ottobre 1883, quando una folla imponente si riunì a Pompei. E ancora oggi, quando arriva mezzogiorno, il significato di quelle parole torna ad essere particolarmente forte. Non si tratta soltanto di ricordare una tradizione antica, è una preghiera che, anno dopo anno, cambia i volti di chi la pronuncia.
Da Pompei un accorato appello alla pace
Proprio la pace è stata una delle parole più importanti della giornata. In un mondo ancora attraversato da guerre e conflitti, dalle parole pronunciate durante la celebrazione è arrivato un invito a non abituarsi alla sofferenza e a non perdere la speranza. La preghiera di migliaia di persone ha assunto così un valore che va oltre la semplice tradizione religiosa: quella di un grande appello alla pace e alla fraternità.
La celebrazione è stata presieduta da monsignor Paolo Rudelli, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, alla presenza dell’arcivescovo di Pompei, monsignor Tommaso Caputo, e delle autorità cittadine. A mezzogiorno, come vuole la tradizione, i presenti si sono uniti nella recita della Supplica, trasformando la piazza in un unico momento di preghiera.
Una preghiera che, proprio perché pronunciata insieme da migliaia di persone, acquista una forza particolare. Per alcuni è fede, per altri è tradizione, per altri ancora è un momento di raccoglimento. Ma ieri, davanti al Santuario, tutte queste sensibilità si sono incontrate in un'unica invocazione.
Pompei, una città che ieri ha parlato con una sola voce
La giornata si è conclusa lasciando una fotografia particolarmente significativa: decine di migliaia di persone insieme in una stessa città, tra spiritualità, cultura e turismo. Ma il volto più intenso di Pompei è stato quello dei pellegrini raccolti in preghiera. Perché dopo 143 anni la Supplica continua a vivere non soltanto come una pagina della storia religiosa, ma come una preghiera capace di parlare al presente.
E ieri, davanti alla Madonna del Rosario, quella preghiera ha avuto soprattutto un nome: pace. Una voce partita da Pompei e affidata al mondo, nella speranza che la preghiera possa trasformarsi in un impegno concreto per la fraternità, la solidarietà e la fine delle guerre.
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