PROSSIMA FERMATA: I ragazzi della via Paal

P. Gerardo Santella 25 Maggio 2022
PROSSIMA FERMATA: I ragazzi della via Paal

UNGHERIA 1977

I ragazzi della via Paal

Nella vecchia città di Budapest inutile cercare atmosfere e suggestioni letterarie e cinematografiche.

La “Via dei pompieri” dell’omonimo film di Istvan Szabò, di cui avevamo animatamente discusso nel cineforum cittadino qualche mese prima, già non esisteva più alla fine della finzione narrativa e cinematografica.

E la via Paal dei ragazzi del romanzo di Ference Molnar? Il libro lo avevo letto a nove anni, e mi aveva fatto versare più di una lacrima. Mi ero identificato con il debole biondino Nemecseck per la sua gracilità fisica, che era anche la mia, e di conseguenza per l’esclusione da parte dei suoi compagni dai giochi di “guerra” che richiedevano forza e disponibilità alla lotta con l’avversario. La sua morte in seguito alla notte passata al freddo nell’acqua del laghetto ed alla partecipazione, pur avendo una febbre altissima, allo scontro finale con la banda rivale delle “Camicie rosse” mi rese molto triste. Non la volevo assolutamente accettare. Come se fosse un po’ anche la mia. E quando rileggevo il libro, giunto alle fatali pagine, speravo sempre che il finale potesse cambiare e il mio me stesso di carta salvarsi.

Volevo assolutamente ora vedere via Paal. Che delusione, venti anni dopo, aggirarmi in macchina per le strade di Budapest, cercare la via dei miei compagni di carta dell’infanzia, con cui tante avventure avevo vissuto nell’invenzione narrativa, e ritrovarla tra un ammasso di vecchi palazzi affacciati su una strada trafficata! Dove erano finiti i suoi ragazzi?

Dall’hotel a cinque stelle alla taverna

Lungo l’arteria principale di Pest si trova il lussuoso ristorante dell’hotel “Hungaria”, locale ricco di storia, in cui sono entrati molti personaggi dell’impero austro ungarico, ma anche di paesi europei, di quelli che abbiamo incontrato nelle pagine dei libri di storia. Grazie al cambio in nero, che riduce il prezzo del pranzo di due terzi, possiamo permetterci un delizioso pranzo con gulasch (il piatto nazionale ungherese, uno stufato con pezzetti di carne, pallottoline di farina e patate, abbondante cipolla e spolverata di paprika piccante) e vino tokai dal profumo inebriante e dal gusto dolce.

È stata una esperienza d’eccezione da provare una unica volta.  Per il resto preferiamo frequentare modeste taverne di quart’ordine, dove tra intensi fumi (di sigarette) e fiumi (di birra), panche di legno, muri scrostati, pulizia non proprio ineccepibile, voci grida risate, si sta a contatto con l’anima del popolo ungherese.

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