PROSSIMA FERMATA: La città degli orsi

P. Gerardo Santella 22 Dicembre 2021
PROSSIMA FERMATA: La città degli orsi

SVIZZERA (1985)

La città degli orsi

Berna fu fondata nel 1911 dal duca D’Orso (in tedesco bear, da cui il nome della città), che, secondo la leggenda intitolò la città al primo animale visto intorno al fiume Arar. Probabile che il nome venga dal preesistente villaggio di Brenodor. Ma la leggenda ha vinto sulla verità storica. A ricordo vi è una fontana con un cavaliere dalla testa di orso e una fossa in cui vi sono alcuni orsi, portati per la prima volta da mercenari svizzeri nel XIV secolo.

Berna è adagiata sul fiume, l’unico interamente svizzero, affluente del Reno. Un terzo della superficie della città è “zona verde” e ci sono ben sei km. di portici, sotto i quali sono allineati i più svariati negozi. Sulle strade si aprono molte botole attraverso le quali per una stretta scala si scende in cantinoni, una volta adibiti a depositi di carbone per stufe e alla conservazione del vino, ora trasformati in raffinati atelier, negozi, cinema, teatri, gallerie d’arte.

La strada principale del centro è un salotto all’aperto lungo il quale, tra eleganti panchine, tavolini e colorate fioriere, si allineano una serie di fontane, ora solo ornamentali, una volta utili perché vi si attingeva quando non c’era ancora l’acqua nelle abitazioni. Osserviamo così durante la passeggiata la Fontana della Giustizia con una donna con in mano una bilancia: la Fontana dell’Orco che mangia i bambini, la Fontana dell’Arciere, dedicata a Guglielmo Tell, l’eroe nazionale del XIV secolo, che sollevò gli Svizzeri contro gli Asburgo e fu condannato alla prova della mela per essersi rifiutato di prestare omaggio al cappello del principe appeso sotto il tiglio di Atford.

Proprio ad Atford a Tell è dedicata una scultura astratta, che lascia perplessi gli osservatori che si chiedono: “Dov’è Guglielmo Tell?”. “A prendere la mela” rispondono gli abitanti del luogo.

Non lontano dal centro della città c’è ancora il vecchio “Quartiere dei poveri”, dove erano emarginate persone ribelli, asociali e stravaganti detti “matti” che, proprio per vivere isolati e non comunicare con gli altri, parlavano una strana lingua detta “inglese dei matti”.

I Bernesi sono proverbiali per la loro lentezza, tanto che si dice che non bisogna mai raccontare loro una barzelletta il sabato sera per evitare che ridano la domenica mattina durante la messa.

Nel pullman che ci porta in giro per il Paese c’è Mario, un panciuto romano di mezza età, in viaggio con la moglie. Non gli interessa entrare in una chiesa, visitare un museo, un parco, o ascoltare la guida; ha due sole preoccupazioni: rimpinzarsi per bene e soprattutto assicurarsi che nessuno possa sottrargli le valige. E così il più delle volte, mentre il gruppo scende per una visita, lui rimane ad aspettare accanto al pullman, anche se chiuso, ad evitare che qualche malintenzionato possa forzarne la porta per rubare. Ma ha uno scatto. Quando, passando per Altford, la guida ci invita a dare uno sguardo alla statua di Gugliemo Tell, si allunga da suo posto interno verso quello del finestrino dove è seduta la moglie, gridando: “Spostate! Famme vedé. Altrimenti che semo venuti a ffà?”.

Sostiamo una sera in un lussuoso albergo (capita nei viaggi organizzati) a Montreux, deliziosa cittadina sull’omonimo lago. Nell’ ampia hall tra marmi, specchi, divani e poltrone, mobili pregiati, inservienti lindi e pinti, uomini e donne vestiti con eleganza, silenzio quasi irreale, ci si sente a disagio e neanche si capisce l’ostentazione di tanto sfarzo. Improvvisamente fa il suo ingresso nell’albergo, preceduto da cinque facchini che portano su carrelli grosse valige, un ricco arabo con caffettano (la lunga veste) e kefiah (copricapo) bianchi. Lo seguono tre donne velate e una decina di ragazzi (mogli e figli, come ci dicono), vocianti e rumorosi, che si rincorrono per la hall, si lanciano sui divani facendo capriole, scherzano tra di loro.

Ma nessuno si sorprende e l’espressione del portiere è eloquente, come a dire: “Ai clienti che portano molti soldi si può permettere anche qualche trasgressione. Fa niente se sono maleducati”.
P. Gerardo Santella 15 Gennaio 2022
P. Gerardo Santella 22 Dicembre 2021
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