PROSSIMA FERMATA: Nike, Venere e Monna Lisa, le plus belles dames du Louvre

P. Gerardo Santella 19 Gennaio 2022
PROSSIMA FERMATA: Nike, Venere e Monna Lisa, le plus belles dames du Louvre

Al centro della grande piazza dove è il Palazzo del Louvre ci sono lavori in corso. Nel passare per il cantiere diamo uno sguardo al disegno del progetto in costruzione. Una piramide di vetro, che farà da ingresso principale del Museo. Sorprendente ma suggestiva.

Al Louvre ci passo l’intera giornata. Avrò mai più l’occasione di rivedere i tanti capolavori visti solo sui libri o in qualche documentario televisivo? Meglio approfittarne, mi dico, e fare il pieno di visioni. E stavolta mi faccio guidare solo dalle mie conoscenze e curiosità senza seguire un percorso predeterminato.

E se prendessi la “Sindrome di Stendhal”? Se accusassi qualche disturbo psico-fisico per overdose di bellezza? Beh, decido per un quarto d’ora di riposo ogni tre quarti d’ora di sguardi, con pausa pranzo e relax su un divano prima di riprendere.

L’occhio è continuamente sollecitato a trascorrere da un dipinto all’altro, ora ti allontani, ora ti avvicini, ora cerchi l’insieme ora ti soffermi sui particolari, che sono quelli che fanno la differenza.

Gli sguardi sono per lo più fugaci.

Ma ecco le tre belle donne che volevi incontrare per ammirarle da vicino.

La prima è la Nike di Samotracia, in cima a uno scalone di marmo bianco, che con i suoi 2,20 metri si erge al di sopra della frotta di giapponesi che scattano foto a ripetizione.

La statua, senza testa e senza braccia, raffigura Nike, la giovane dea alata personificazione della vittoria nello sport e nella guerra. Vestita con un leggero chitone, si posa sulla prua di una nave da battaglia. Ma non è immobile: con le sue linee esprime movimento e dinamicità. Un forte vento investe la figura protesa in avanti. Il panneggio, gonfio e fluttuante, aderisce strettamente al corpo, con un gioco di pieghe che determina effetti di slancio, morbidità, trasparenza, slancio. La dea posa con leggerezza il piede destro sulla nave, mentre per il fitto battere delle ali spiegate, che frenano l'impeto del volo, il petto si protende in avanti e la gamba sinistra rimane indietro.

Che volto aveva la Nike? Chissà! Possiamo immaginarlo. Ma senza testa ha un suo seducente fascino, proprio perché eccita la fantasia dell’osservatore. E poi, è circondata da un’aura di impersonalità: non è qualcosa o qualcuno, ma è e basta.

Ora siamo di fronte alla Venere di Milo, 202 cm. di altezza. Da circa 30 anni ne ho una statuetta tra i testi classici della libreria, comprata in un negozio di Atene e ora finalmente posso ammirarla da vicino da diverse prospettive, data la sua collocazione nello spazio tridimensionale. Per la sua figura sinuosa e la sensualità della posa è chiamata Nostra signora della bellezza e considerata la più splendida espressione della bellezza femminile. Come non essere d’accordo?

La parte superiore del corpo è nuda, quella inferiore è ricoperta da un fitto e mosso panneggio. Ma, quale è, ti chiedi, la posizione delle braccia, che mancano al suo corpo? Se ne stava appoggiata a una colonna o teneva in mano un oggetto? E quale. Uno specchio? O magari la mela d’oro assegnatagli da Paride perché scelta come la più bella delle dee dell’Olimpo?

Il corpo, morbido e delicato, descrive una curva sinuosa e aggraziata e lei sembra intenta nel gesto spontaneo di unire le gambe per impedire che la veste le scivoli giù dalle anche.  Il volto è impassibile: può apparire pensierosa, serena o riservata. Il che accresce ancora di più la sua bellezza.

Ora una lunghissima fila, cui mi accodo, mi indica subito che sto per vedere La Gioconda di Leonardo, ammirata sui libri di arte e sulla quale ho letto molte pagine.

Chi è la donna? Monna Lisa, moglie di Francesco Giocondo, o Caterina Sforza o la duchessa Isabella d’Aragona… o la madre del pittore? O un autoritratto dello stesso Leonardo, considerato anche che i suoi lineamenti sono simili e sovrapponibili a quel quelli della dama ritratta? O rappresenta uno dei suoi allievi prediletti, Gian Giacomo Caprotti, protagonista in versione femminile della Gioconda nuda? E il suo enigmatico sorriso è naturale o artificioso? Pensieri che ti accompagnano per un’ora e più di fila.

Finalmente sono davanti al dipinto che posso guardare però solo da lontano dietro un cordone. Vedo La donna seduta a mezza figura, girata a sinistra, ma con il volto pressoché frontale; gli occhi vigili sembrano seguire chiunque la guardi. Le mani sono adagiate in primo piano, mentre sullo sfondo, oltre una sorta di parapetto, si apre un vasto paesaggio fluviale, con picchi rocciosi e speroni. Indossa una pesante veste scollata, con un ricamo lungo il petto e maniche in tessuto diverso; in testa un velo trasparente che tiene fermi i lunghi capelli sciolti.

La osservo per il brevissimo tempo concessomi. Le chiedo: chi sei? E lei, con il suo sorriso enigmatico, ironico e sensuale, mi risponde: che importa conoscere il mio nome? Non ti basta la perfezione e bellezza del mio ritratto?

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