Attenzione al borseggio digitale
Giuseppe Montuori * 3 Settembre 2026
La continua propagazione dei cosiddetti “pagamenti contactless”, normali transazioni elettroniche che permettono di pagare un acquisto avvicinando la carta ad un normale terminale POS, sta agevolando la diffusione di una nuova minaccia, quella del borseggio digitale.
L’utilizzo della tecnologia NFC (Near-Field Communication), che consente uno scambio di dati a brevissima distanza (utilizzando onde radio), permette ai malintenzionati di turno, muniti di POS portatili, di eseguire micro-transazioni avvicinandosi semplicemente alla tasca e/o alla borsa del povero malcapitato, naturalmente in luoghi molto affollati, dove è più facile stare a stretto contatto con altre persone. Quella del borseggio digitale altro non è che una nuova tecnica di furto che, grazie alla vicinanza di un lettore POS portatile, consente l’effettuazione di transazioni di importi piccoli, per i quali non è necessario l’immissione del codice PIN.
Ecco, in questi casi, molto utile potrebbe rivelarsi l’attivazione delle notifiche sul proprio telefonino delle transazioni effettuate e, attraverso tale sistema, si viene prontamente avvisati che è stato appena posto in essere un pagamento con la propria carta di credito.
Altro consiglio utile è quello di conservare la carta in un apposito fodero plastificato che non permette il suo utilizzo all’avvicinarsi di un sistema POS portatile. Tuttavia nel caso in cui si è stati vittima di un evento della specie, la prima cosa da fare è quella di disconoscere e bloccare i pagamenti non autorizzati, chiedendone il rimborso alla propria banca, quindi recarsi preso un comando delle Forze dell’Ordine per presentare formale denuncia dell’accaduto, per poi esibirla successivamente alla banca a corredo della documentazione necessaria per il rimborso.
È importante sapere che non devono trascorrere 13 mesi dall’accaduto. La banca se non riesce a dimostrare l’eventuale colpa e/o dolo del cliente, è tenuta al rimborso della somma non autorizzata ma, in caso di rifiuto (ingiusto), ci si può rivolgere all'ABF (Arbitro Bancario Finanziario) o ad un legale.
Deve rimborsare la somma non autorizzata (spesso entro il primo giorno lavorativo successivo alla richiesta), a meno che non dimostri che c'è dolo o colpa grave da parte tua (come aver condiviso i codici PIN o OTP volontariamente). Se la banca rifiuta il rimborso ingiustamente, puoi rivolgerti all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) o a un legale. [Per richiedere il rimborso di un pagamento non autorizzato devi bloccare subito i tuoi strumenti di pagamento e presentare un disconoscimento formale alla tua banca.
- Blocca subito le carte o il conto
- Chiama immediatamente il servizio clienti della tua banca o usa l'applicazione per bloccare carte, bancomat o l'accesso all'internet banking.
- Chiedi il blocco totale di ogni ulteriore operazione sospetta.
- Sporgi denuncia alle autorità
- Vai dai Carabinieri o alla Polizia Postale per presentare una denuncia formale dell'accaduto.
- Conserva una copia della denuncia, perché ti servirà per completare la richiesta di rimborso alla banca.
- Invia il disconoscimento alla banca
- Compilare il modulo di disconoscimento operazione fornito dalla tua banca (molte istituzioni permettono di farlo direttamente online o tramite PEC/raccomandata).
- Allega la copia della denuncia e i dettagli della transazione non autorizzata.
- Ricorda che hai tempo massimo 13 mesi dalla data dell'addebito per effettuare la segnalazione, ma è fondamentale agire il prima possibile.
Cosa succede dopo?
La banca deve rimborsare la somma non autorizzata (spesso entro il primo giorno lavorativo successivo alla richiesta), a meno che non dimostri che c'è dolo o colpa grave da parte tua (come aver condiviso i codici PIN o OTP volontariamente). Se la banca rifiuta il rimborso ingiustamente, puoi rivolgerti all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) o a un legale.
* (Dottore in Scienze della Pubblica Amministrazione)
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Marco Montuori
3 Settembre 2026

























































