Biotecnologie: l'Italia deve investire di più e punta tutto sulle competenze

Sonia Brandi 16 Aprile 2026
Biotecnologie: l'Italia deve investire di più e punta tutto sulle competenze

Quali sono i Paesi che più investono nelle Biotecnologie?

Le Biotecnologie sono uno dei settori più strategici del XXI secolo: dalla salute alla sostenibilità ambientale, dall’agritech ai nuovi materiali, rappresentano un vero e proprio motore di innovazione e competitività globale.

Ma quali Paesi stanno investendo di più in questo settore? E soprattutto: come si posiziona l’Italia in questo scenario?

A livello globale, gli investimenti in Biotecnologie sono dominati da un gruppo ristretto di Paesi che da anni considerano il biotech un asset nazionale strategico, tra questi troviamo:

  • Stati Uniti, considerati come il primo Paese al mondo per investimenti in ricerca, startup e aziende biotech con alto potenziale di crescita.
  • Cina, In forte crescita grazie a massicci investimenti pubblici e privati.
  • Regno Unito e Germania, Paesi europei di riferimento per ricerca, farmaceutica e startup deep tech.
  • Svizzera, centro strategico e tecnologico globale per pharma e biotech industriale.

 

Questi paesi non solo investono ingenti somme di denaro nella ricerca e nello sviluppo delle Biotecnologie, ma offrono anche degli ecosistemi equilibrati e competitivi che attraggono sempre più talenti esteri.

L’Italia mostra dei segnali di crescita in merito alla questione: negli ultimi anni gli investimenti in settori come healthcare e Biotecnologie sono aumentati, con un picco nel 2022 e una ripresa nel 2024 dopo un rallentamento nel 2023. Tuttavia, il confronto globale mostra chiaramente che l’Italia non investe quanto i Paesi leader. Tuttavia: il numero di imprese biotech cresce, gli investimenti privati aumentano e il settore life science è, ad oggi, uno dei più dinamici del Paese.

Di fatto, nel primo semestre 2025, il settore delle scienze della vita si conferma nuovamente come quello più finanziato tra le startup innovative italiane: parliamo di 303,3 milioni di euro raccolti nel 2024, +63% rispetto al 2023, e rappresenta circa l’11,4% dell’intero ecosistema dell’innovazione nazionale.

Il Rapporto ad Interim del Tavolo di Lavoro per l’Internazionalizzazione delle Industrie Biotecnologiche sottolinea come molti Paesi stiano adottando strategie aggressive e altamente competitive per conquistare la leadership biotech, mentre l’Italia sta iniziando solo ora a strutturare una strategia nazionale più solida.

Uno dei fattori che più penalizza la competitività biotech italiana è il livello degli investimenti pubblici in ricerca e sviluppo, storicamente inferiore alla media europea.

Mentre Paesi come Germania, Francia e Regno Unito destinano da anni una quota significativa del PIL alla ricerca scientifica, l'Italia fatica a superare l'1,5%, con un impatto diretto sulla capacità di attrarre capitali privati e trattenere talenti.

La frammentazione dei finanziamenti, la lentezza dei bandi e l'assenza di una strategia nazionale stabile rendono difficile per università, centri di ricerca e startup pianificare progetti a lungo termine. Nonostante ciò, alcune eccellenze italiane dimostrano che, quando le risorse arrivano, il Paese è in grado di competere: poli come Milano, Trento, Siena e Napoli stanno emergendo come hub biotech dinamici, segno che il potenziale esiste e aspetta solo di essere liberato da una politica più lungimirante.

L’Italia al momento non è sicuramente tra i Paesi che più investono nel futuro, ma possiede delle competenze molto solide in ambito scientifico e sta sviluppando un ecosistema di startup che è in fase di crescita.

Per colmare il divario con Stati Uniti, Cina e i principali Paesi europei, serviranno politiche più coraggiose, investimenti pubblici e privati più consistenti e una strategia di lungo periodo che valorizzi davvero il biotech come settore chiave per il futuro economico del Paese.

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