Cadere con grazia: il vernissage di Raffaele De Santis a Restanza

Redazione 25 Maggio 2026
Cadere con grazia: il vernissage di Raffaele De Santis a Restanza

In questi giorni, Restanza si è aperta come un giardino segreto per accogliere “Cadere con grazia”, l’esposizione fotografica di Raffaele De Santis, cuore pulsante della rassegna Più Reale della Realtà”.

La location sembrava scritta apposta per lui: tra alberi, luce filtrata e silenzio, il titolo ha trovato la sua casa. Un vernissage fatto di amici ritrovati, conversazioni a fior di labbro, sguardi che si fermavano sulle immagini come su un respiro. In sottofondo, una musica delicata ha tessuto l’atmosfera, rendendo tutto ancora più sereno, quasi sospeso.

Le fotografie di Raffaele De Santis parlano di foglie secche, ma in realtà raccontano di noi: di quanto sia vitale lasciare andare, di quanto nel cadere possa annidarsi una forma di bellezza.

Attraverso la tecnica dell’emulsion lift su Polaroid a colori, le immagini diventano materia viva: instabili, increspate, vulnerabili, proprio come le foglie ritratte. Superfici che si spostano, colori che cedono, trame che si aprono, per trattenere il tempo e insieme lasciarlo scivolare via.

Chi è Raffaele De Santis

Il suo cammino è fatto di passaggi, come le stagioni delle sue foglie. Diplomato come perito chimico, ha studiato chitarra fino al diploma di Quinto anno al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, suonando in gruppi rock partenopei.

Poi la musica ha ceduto il passo alla fotografia, e oggi Raffaele esplora la pellicola Polaroid come fosse un diario intimo, manipolando la materia per farne emergere l’anima.

Il suo lavoro ha ricevuto importanti riconoscimenti: diversi primi premi al concorso Caserta Fotografia e al concorso Ponte d’Arbia, a testimonianza di una ricerca fotografica che unisce tecnica, poesia e sguardo.

Cadere con grazia” resterà aperta fino al 7 giugno, in Via Carmine 22 a Ottaviano. È un invito ad avvicinarsi, a rallentare, a scoprire che anche nel gesto del cadere può esistere un equilibrio delicato tra memoria e trasformazione. Un filo luminoso che unisce passato e futuro, e ci ricorda che l’arte è ponte.

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