El Niño, il ritorno del fenomeno che scuote gli equilibri climatici del pianeta

Sonia Brandi 15 Settembre 2026
El Niño, il ritorno del fenomeno che scuote gli equilibri climatici del pianeta

Nelle ultime settimane, sul piano climatico, non si è sentito parlare d’altro se non di “El Niño”.

Quest’ultimo è tornato al centro dell’attenzione globale in quanto il ciclo 2026/2027 si sta rivelando uno dei più intensi mai registrati, con anomalie termiche nel Pacifico equatoriale che superano i record storici e che, secondo ONU e NOAA, potrebbero spingere il pianeta in una fase di clima estremo.

Ma cos’è in realtà ed è il caso di allarmarsi così tanto?

El Niño è un fenomeno climatico che consiste in un riscaldamento intenso della fascia centrale dell'oceano Pacifico e che si manifesta con una cadenza ciclica: una volta ogni 2 o 7 anni, con una durata che parte dai 9 mesi e che può raggiungere anche i 12 mesi.

L’ultimo El Niño si è verificato a cavallo tra il 2023 ed il 2024, rendendo quest'ultimo l’anno più caldo mai registrato a livello globale secondo i dati del programma europeo Copernicus.

Il gradino più alto del podio è ormai condiviso con il 2026, che ha raggiunto gli stessi livelli di anomalie termiche a causa della sua caldissima estate.

Il primato per il mese più caldo di sempre a livello globale è infatti destinato all’Agosto 2026, a pari merito con luglio 2023, dove le temperature hanno superato di 1,65° le medie preindustriali.

Quando possiamo parlare di “El Niño”?
Questo fenomeno si verifica nel momento in cui la superficie dell’oceano Pacifico equatoriale è più calda rispetto alla media. Più nello specifico, parliamo di El Niño in quanto fenomeno, quando le temperature superficiali superano di 0.5° la media stagionale.

Le previsioni indicano però che tra l’autunno e l’inverno del 2026 si presenterà , con altissime probabilità, il cosiddetto “Super El Niño”, che comporta un aumento della temperatura superficiale dell’oceano pacifico di oltre i 2.0° rispetto alla norma, con picchi anche superiori in alcune zone.

Quali aree subiranno maggiormente tale fenomeno, e quali saranno le conseguenze?
Vista l’area geografica nella quale nasce El Niño, è chiaro che i continenti più colpiti saranno principalmente:
- Asia, dove il clima sarà più secco;
- Australia, che sarà colpita da una dura siccità con forti rischi di incendi;
- Sud America, dove il clima risulterà più umido con forti alluvioni.

Continenti come l’Europa e l’Africa non subiranno particolari conseguenze dirette rilevanti.
Ciò non vuol dire che non avremmo ripercussioni: il calore accumulato nell’oceano si trasferisce comunque all’atmosfera, con forti impatti sulle correnti e sul riscaldamento globale.
Dunque, anche se non direttamente, subiremo l’azione di “El Niño”, ed il rischio di nuove temperature da record nel 2027 non è poi così improbabile.

C’è davvero da preoccuparsi?
La risposta è: dipende da dove si vive e da cosa si intende per “preoccupazione”.
Il rischio è alto in America Latina, Sud‑Est asiatico e nel Pacifico occidentale: qui El Niño può causare alluvioni, siccità e cicloni più intensi con impatti agricoli e umanitari gravi. Per queste aree, l’ONU parla apertamente di rischio climatico estremo.
In Europa, ed in particolare in Italia, non si parla di catastrofi: i centri meteorologici europei sottolineano comunque che El Niño non determina il tempo di una singola località, ma sposta le probabilità stagionali globali.

Tuttavia, i rischi di un Mediterraneo eccezionalmente caldo e di una circolazione atmosferica alterata, possono aumentare, manifestandosi in episodi di maltempo intenso; piogge concentrate; periodi di siccità alternati a fasi molto piovose; e una maggiore variabilità e instabilità.

In sintesi quello de “el Niño” non è un allarme apocalittico, ma un fenomeno che richiede attenzione, perché amplifica gli estremi climatici in un sistema già stressato dal riscaldamento globale.

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