Primo Maggio, su coraggio: lavoro cercasi, dall'overqualificazione alla mancanza di opportunità
Chiara Brandi 30 Aprile 2026
Il Primo Maggio, storicamente simbolo delle conquiste dei lavoratori e delle lotte per i diritti, arriva ogni anno carico di significati. Ma per molti giovani di oggi, questa ricorrenza solleva una domanda sempre più urgente: il lavoro è ancora una promessa concreta o sta diventando un’illusione?
Per anni, il messaggio è stato chiaro: studiare, impegnarsi, conseguire una laurea che avrebbe aperto le porte a un futuro stabile e soddisfacente. Oggi, però, questa promessa appare sempre meno mantenuta. La laurea non è più una garanzia, ma spesso solo un requisito di base, che non distingue né protegge dalla precarietà.
Uno dei fenomeni più evidenti è quello dell’overqualificazione. Sempre più giovani possiedono titoli di studio e competenze superiori rispetto a quelle richieste dalle posizioni che occupano.
Questo accade quando il sistema produttivo non riesce ad assorbire adeguatamente il capitale umano disponibile, costringendo laureati a svolgere lavori che non valorizzano le loro capacità. Il risultato è duplice: da un lato, frustrazione personale e senso di inutilità degli studi; dall’altro, uno spreco collettivo di risorse e talenti.
A questo si aggiunge un tasso di disoccupazione giovanile che, in Italia, resta strutturalmente elevato. Anche quando si riesce a entrare nel mercato del lavoro, le condizioni spesso sono tutt’altro che ideali. Contratti a termine, stipendi bassi e poche prospettive di crescita sono la norma per molti. In diversi settori, i giovani sono chiamati a sostenere ritmi intensi, con orari lunghi o irregolari, difficili da conciliare con una vita personale equilibrata.
Il lavoro, in queste condizioni, rischia di perdere il suo valore fondante: non più strumento di autonomia e realizzazione, ma semplice mezzo di sopravvivenza. E questo cambiamento incide profondamente anche sulla percezione del futuro. Progettare una vita indipendente, costruire una famiglia o semplicemente immaginare stabilità diventa sempre più complesso.
Eppure, il quadro non è del tutto immobile. Nuovi settori emergono, il lavoro digitale offre possibilità diverse e cresce tra i giovani la spinta verso percorsi alternativi, come il freelance o l’imprenditorialità. Tuttavia, queste strade richiedono spesso un alto grado di autonomia e comportano rischi significativi, soprattutto in assenza di adeguate tutele.
Il Primo Maggio, allora, non può limitarsi a essere una celebrazione rituale. Deve diventare un momento di riflessione critica su un sistema che sembra non riuscire a integrare le nuove generazioni.
Investire in politiche attive del lavoro, migliorare il collegamento tra istruzione e occupazione e garantire condizioni dignitose non è più rimandabile.
Senza prospettive di crescita, senza sicurezza e senza adeguate tutele, è difficile immaginare un futuro sereno. Il rischio è che intere generazioni si sentano escluse o costrette a cercare altrove opportunità migliori.
Restano quindi aperte alcune domande fondamentali:
- È ancora giusto dire ai giovani che studiare è la strada principale per il successo?
- È accettabile che un lavoro non garantisca indipendenza economica?
- E, soprattutto, che valore vogliamo dare al lavoro nel futuro?
Perché senza lavoro, o con un lavoro che non permette di costruire un futuro, anche i sogni rischiano di diventare un’illusione.
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