“Viaggio nel deserto”: Sabato De Luca e la poesia come resistenza all’oblio

Redazione 29 Maggio 2026
“Viaggio nel deserto”: Sabato De Luca e la poesia come resistenza all’oblio
Opera prima lirica di un filologo raffinato. La dedica ai suoi cari: “Morire non è svanire, ma sopravvivere nei vivi”

C’è una poesia che non urla, ma scava. Che non cerca applausi, ma tracce. È la poesia di Sabato De Luca, roccarainolese, laureato in filologia greco-latina, docente, autore di diversi libri, che con “Viaggio nel deserto” firma la sua opera prima poetica. Una raccolta che si presenta al lettore come un percorso lungo, faticoso, necessario: un attraversamento di zone aride dell’anima dove si misura l’uomo.

Ad aprire il libro è la prefazione di Carlangelo Mauro, che ne traccia subito la cifra:

“Attraverso le varie sezioni, si snoda un percorso contenutistico-formale, nel segno del leit-motif del viaggio nel deserto, che traccia il quadro organico di una ‘terra desolata’, da intendersi a livello esistenziale, in cui la gioia e il dolore, il fallimento e la riuscita, l’amore e il rimpianto, la salute e la malattia si avvicendano. Attraverso una catena di antitesi in cui si riassume l’identità del vivere e la lotta per la vita, viene fuori un uomo che, ungarettianamente, mutatis mutandis, è un uomo di pena”.

È un deserto, quello di De Luca, che non ha dune di sabbia ma pieghe del tempo, assenze, bilanci. Un paesaggio interiore dove si alternano luce e buio, e dove la parola diventa l’unica bussola.

La dedica che dà il tono
Il libro si apre con una dedica limpida e lacerante:

“Alla memoria di mio padre, mia madre e mio fratello Giovanni. Affinché il loro ricordo possa portarsi al di là del tempo: morire non è svanire ma solo un sopravvivere nei vivi”.

Da qui nasce tutto. La scrittura di Sabato De Luca è uno sguardo che torna indietro per andare avanti, un modo di tenere in vita ciò che il tempo vorrebbe cancellare. Persona raffinata, colta, sensibile, De Luca riversa nel verso lo stesso garbo con cui ha insegnato a scuola e con cui affronta il mondo: delicato, accorto, mai sopra le righe.

La sabbia che non è tempo uguale
Tra i versi che attraversano la raccolta, uno colpisce per la sua capacità di ribaltare l’immagine più comune del tempo:

“La vita, credimi, non è una clessidra:
se riporti il cono pieno al posto del vuoto
la sabbia che scivolerà giù
non scandirà gli stessi istanti
le stesse ore di prima”.

È una poesia che smonta l’illusione del ritorno. Non si torna indietro, non si ripetono gli attimi. La sabbia scivola, sì, ma ogni volta disegna un’ora diversa. È questa consapevolezza a dare alla raccolta il suo passo: lento, misurato, attento al peso di ogni parola.

Liriche che cantano la condizione umana
Viaggio nel deserto” è una successione di liriche che cantano senza retorica. Cantano la gioia che arriva dopo la perdita, il fallimento che insegna più della riuscita, l’amore che lascia rimpianto, la salute che si misura sulla malattia. È una catena di antitesi, come scrive Mauro, in cui si riassume l’identità del vivere: l’uomo di pena ungarettiano, sì, ma anche l’uomo che resiste, che scrive, che affida alla parola il compito di sopravvivere.

Sabato De Luca non cerca effetti. La sua è una poesia di filologo: precisa nel lessico, attenta al ritmo, rispettosa del silenzio tra un verso e l’altro. Eppure non è fredda. È una poesia che trema, perché parte dal lutto e arriva alla cura. Una poesia che non consola, ma accompagna.

Un esordio che ha il peso di un’opera matura
Che “Viaggio nel deserto” sia la prima raccolta di poesie di Sabato De Luca stupisce solo chi non conosce il suo percorso: anni di studio, di insegnamento, di libri pubblicati, di attenzione al linguaggio. Qui tutto converge. Il deserto diventa metafora esistenziale, la sabbia diventa tempo, la dedica diventa legge morale.

È un libro da leggere piano, da tenere sul comodino, da riaprire quando serve ricordare che la vita non è una clessidra reversibile. E che, come scrive nella dedica, morire non è svanire. È continuare a vivere in chi resta, nelle parole che lasciamo.

Da annoverare un evento molto importante che si è tenuto a Visciano: Premio IPAZIA.
Nella serata conclusiva tenutasi nella chiesa di San Sebastiano di Visciano, il prof. Sabato De Luca ha ricevuto una Menzione per il suo romanzo. L’autore ringrazia il dott. Tony Soviero, presidente dell’associazione culturale Ipazia, e l’intera giuria per il riconoscimento. Un plauso è stato rivolto anche alla prof.ssa Filomena Carrella, che con eleganza ha svolto il ruolo di presentatrice e moderatrice della premiazione.

Una poesia che canta, dunque. Piano, ma con la forza di chi ha attraversato il deserto e ha deciso di raccontarlo.
ULTIMI ARTICOLI