A Matera “Il Tuffatore Nomade” di Costabile Guariglia. Quando l’arte abita la soglia tra memoria, attesa e trasformazione

Redazione 3 Novembre 2026
A Matera “Il Tuffatore Nomade” di Costabile Guariglia. Quando l’arte abita la soglia tra memoria, attesa e trasformazione
A Matera, nella Chiesa del Purgatorio, un’opera che trasforma il gesto del tuffo in una potente metafora della condizione umana contemporanea

Ci sono momenti nei quali l’esistenza sembra trattenere il respiro. Istanti in cui il passato è ormai alle spalle, il futuro non ha ancora assunto una forma riconoscibile e l’individuo si trova sospeso in una dimensione di assoluta precarietà. È proprio in questo spazio liminale, carico di tensione e possibilità, che si colloca la ricerca di Costabile Guariglia con Il Tuffatore Nomade – Opera in bilico in attesa di caduta, progetto artistico presentato dal MIP – Matera International Photography aps ets, a cura di Carla Cantore.

L'appuntamento, in programma domenica 8 novembre 2026 alle ore 18, nella suggestiva Chiesa barocca del Purgatorio di Matera, propone una riflessione che supera la dimensione puramente estetica per interrogare alcuni dei temi più urgenti della contemporaneità: il viaggio, lo spaesamento, la memoria, la perdita delle certezze e la continua ridefinizione dell'identità.

Il tuffatore di Guariglia non è semplicemente un corpo pronto a immergersi. È una presenza sospesa tra due mondi, un'immagine che racchiude la tensione di chi ha già lasciato una condizione conosciuta senza poter ancora raggiungere quella successiva. Il suo movimento non è soltanto fisico, ma profondamente esistenziale. La caduta, evocata dal titolo, non assume necessariamente il significato di una sconfitta: può diventare l'apertura verso un'esperienza nuova, il momento in cui l'individuo accetta di perdere il proprio equilibrio per misurarsi con l'ignoto.



È questa ambivalenza a rendere particolarmente interessante il progetto. Guariglia non offre risposte rassicuranti e non conduce lo spettatore verso una narrazione conclusa. Al contrario, lo invita a sostare nell'incertezza, riconoscendo proprio nella sospensione una condizione generativa. Il corpo diventa così una metafora universale: siamo tutti, in qualche misura, viaggiatori in bilico, costretti a confrontarci con passaggi che modificano la percezione di noi stessi e del mondo. Uno degli aspetti più significativi della ricerca di Guariglia risiede nel rapporto tra materia e memoria. Resine, sabbie, pigmenti e stratificazioni non costituiscono semplicemente elementi compositivi, ma diventano strumenti attraverso i quali l'artista restituisce visibilità al tempo e alle sue sedimentazioni.

La materia sembra custodire ciò che non è più immediatamente visibile: tracce, frammenti, residui di esperienze e storie che continuano a esercitare la propria influenza sul presente. Le superfici assumono così il valore di archivi instabili, luoghi nei quali erosione e permanenza convivono, mentre ciò che appare scomparso continua silenziosamente ad agire. In questa prospettiva si comprende il riferimento alle Terre Immerse, ambito di ricerca nel quale Guariglia indaga il rapporto tra paesaggio, memoria e stratificazione simbolica. L'immersione diventa una modalità di conoscenza: significa attraversare la superficie per recuperare ciò che il tempo ha nascosto, senza pretendere necessariamente di ricostruirne ogni significato.

La sua ricerca materica si sottrae pertanto alla semplice rappresentazione per assumere una dimensione evocativa. La materia non illustra una storia: la contiene, la trattiene e la lascia emergere attraverso le proprie imperfezioni. Il progetto acquista un ulteriore significato nel contesto di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Il Mediterraneo, infatti, rappresenta molto più di uno scenario geografico. È uno spazio di attraversamenti, migrazioni, commerci, contaminazioni e conflitti, un luogo nel quale le identità si incontrano e si trasformano continuamente.

Il tuffatore nomade sembra incarnare proprio questa condizione. È il viaggiatore che lascia una riva senza conoscere quella verso cui si dirige, ma anche l'individuo che porta con sé una memoria plurale, composta da appartenenze, distacchi e nuove possibilità. Il mare diventa così una potente metafora dell'esperienza contemporanea: un territorio che unisce e separa, accoglie e respinge, conserva le tracce del passato e contemporaneamente apre scenari imprevedibili.

L'opera suggerisce una riflessione particolarmente attuale sulla fragilità delle identità, soprattutto in un tempo nel quale il movimento, reale o simbolico, è diventato una componente essenziale dell'esperienza umana. Non esiste un approdo capace di restituire integralmente ciò che si era prima della partenza. Ogni attraversamento comporta una trasformazione.



La scelta della Chiesa del Purgatorio, conosciuta anche come Chiesa delle Anime Sante, rappresenta uno degli elementi più interessanti dell'intero progetto espositivo. L'architettura sacra non si limita a ospitare l'opera, ma entra in relazione con il suo significato. Il luogo, con la propria dimensione spirituale e simbolica, richiama immediatamente l'idea di attesa, transizione e passaggio. Il Purgatorio è, per definizione, uno spazio intermedio: non coincide più con ciò che è stato e non rappresenta ancora una condizione definitivamente raggiunta. È una soglia, una dimensione sospesa che trova una sorprendente corrispondenza nella figura del tuffatore.

Si crea così una relazione tra spazio architettonico e spazio interiore, tra la sacralità del luogo e la tensione esistenziale dell'opera. Il visitatore non è chiamato soltanto a osservare, ma a entrare in una dimensione percettiva nella quale materia, memoria e spiritualità si intrecciano. A completare questa esperienza, durante l'inaugurazione, interverranno il danzatore e coreografo Piero Leccese e il violoncellista Michelangelo Abbate. Corpo e suono introdurranno una dimensione performativa capace di amplificare il dialogo tra opera e architettura, trasformando lo spazio espositivo in un ambiente attraversato da presenze, movimenti e risonanze.

La danza, in particolare, potrà restituire al corpo sospeso una dimensione rituale temporale e dinamica, mentre il violoncello contribuirà a costruire un paesaggio sonoro nel quale la percezione dell'opera si estenderà oltre il dato visivo.Il progetto si inserisce in un percorso di ricerca che ha portato Costabile Guariglia a confrontarsi con importanti contesti espositivi nazionali e internazionali. Dalla partecipazione alla XII Biennale Internazionale dei Giovani Artisti del 2005, a cura di Achille Bonito Oliva, presso Castel Sant'Elmo a Napoli, alle esperienze di Berlino e Vienna, fino alla mostra Pietas del 2024 presso il Forum Austriaco di Cultura di Roma, emerge una ricerca caratterizzata dalla continua relazione tra immagine, materia e stratificazione simbolica.

Un percorso che testimonia la volontà di attraversare linguaggi e geografie differenti senza perdere la coerenza di una riflessione incentrata sulla memoria e sulle trasformazioni del presente. Come emerge anche dalle riflessioni della curatrice Carla Cantore, docente del Master universitario di II livello in Neuroestetica presso l'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, il nucleo concettuale dell'opera risiede nella possibilità di riconoscere nell'incertezza non una condizione di vuoto, ma uno spazio di conoscenza.

È un passaggio importante, perché restituisce all'arte la capacità di interrogare le nostre percezioni e di modificare il modo in cui interpretiamo la realtà. Con Il Tuffatore Nomade – Opera in bilico in attesa di caduta, Costabile Guariglia costruisce un progetto che trova la propria forza nella capacità di trasformare un gesto essenziale in una riflessione universale. Non siamo davanti alla semplice rappresentazione di un tuffo, ma alla visualizzazione di una condizione umana: quella di chi si trova tra ciò che ha perduto e ciò che ancora deve scoprire.

La caduta resta sospesa, l'approdo non viene rivelato e proprio questa assenza di conclusione diventa il cuore dell'esperienza artistica. Lo spettatore è chiamato a confrontarsi con la propria idea di cambiamento, con le proprie partenze e con quelle trasformazioni che, pur non essendo sempre scelte, finiscono per ridefinire il nostro modo di abitare il mondo.

In questo senso, la mostra assume anche un valore profondamente simbolico per Matera, città che ha fatto della stratificazione della memoria, della relazione tra passato e presente e della propria capacità di trasformazione alcuni degli elementi più riconoscibili della sua identità culturale.

Il progetto del MIP, realizzato in collaborazione con la cooperativa Oltre l'Arte e con il supporto della Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera, contribuisce a inserire nel tessuto culturale cittadino una proposta che mette in dialogo ricerca artistica contemporanea, patrimonio storico e sperimentazione performativa.

Informazioni sulla mostra
Artista: Costabile Guariglia

Titolo: Il Tuffatore Nomade – Opera in bilico in attesa di caduta
A cura di: Carla Cantore

Intervento performativo: Piero Leccese, danza e coreografia; Michelangelo Abbate, violoncello.

Inaugurazione: domenica 8 novembre 2026, ore 18.00
Sede: Chiesa del Purgatorio, via Ridola, Matera

Periodo espositivo: dall'8 novembre 2026 al 10 gennaio 2027

Promotore: MIP – Matera International Photography aps ets

Collaborazioni: cooperativa Oltre l'Arte e Fondazione Orchestra Sinfonica di Matera
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