Bidonville in salsa partenopea: bentornati 24 Grana
Silvio Martino 1 Novembre 2026
I 24 Grana, una delle formazioni musicali più incisive del panorama partenopeo e italiano, sono finalmente tornati con l’album “Bidonville”, un’opera di undici tracce che fotografa lucidamente il presente e le sue storture.
Si erano fermati per un po’, scegliendo il silenzio al posto del compromesso. Dopo quindici anni dall’ultimo progetto di inediti e per i trent’anni di carriera si sono concessi di celebrare con un lavoro che fugge da qualsiasi operazione nostalgia, per imporsi come un disco politico e narrativo. Francesco, Armando, Renato e Giuseppe sono tornati a esprimersi oggi, con l’intatta voglia di suonare e una profonda consapevolezza.
Il concept del disco ruota intorno alla periferia. Bidonville parla di chi vive ai margini non solo a Napoli ma in tutto il mondo, trasformando la periferia in una condizione esistenziale. Ci si può sentire in una bidonville anche nel pieno centro cittadino, anche in un tessuto urbano ridisegnato per il turismo, o anche nella rete dei social.
La periferia interiore in brani come “je songo come so” o “niusciuno parla cchiù” viene nitidamente fotografata, attraverso un’esplorazione che si fa più intima. Questi brani affrontano l’impoverimento delle relazioni umane e l’incomunicabilità che caratterizza i nostri tempi, sottolineando che ci si può sentire isolati anche in mezzo alla folla.
Ad anticipare questo disco è stato “Stadera", un manifesto che cattura la realtà dell’omonima strada di Napoli (anche visivamente, nel videoclip). Più che limitarsi alla descrizione di un luogo fisico, la canzone si eleva e denuncia.
L’impegno civile raggiunge uno dei suoi punti più alti anche in “Gaza (ce chiama ancora)”, senza dubbio il cuore emotivo e politico dell’intero lavoro. Qui lo sguardo di Francesco di Bella si allarga oltre i confini napoletani per toccare una delle più grandi tragedie del presente.
Dal punto di vista sonoro le undici tracce mantengono puro il DNA musicale dei 24 Grana. L’anima alternative rock si fonde organicamente con la lingua napoletana, restituendo un suono maturo, armonioso ma capace di farsi spigoloso quando serve.
Bentornati ragazzi.
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