L'album d’esordio di Moonaciè in uscita la prossima primavera
13 Febbraio 2026
È disponibile da oggi, su tutte le piattaforme digitali, “Vocca Salata”, il secondo singolo estratto da “Figl’ d’’a luna”, album d’esordio di Moonaciè in uscita la prossima primavera. “Vocca Salata” nasce da ciò che rimane quando una storia finisce davvero. Non il rumore della rottura, ma il silenzio che segue. Il corpo che ricorda, la memoria che si deposita come sale sulle labbra, lasciando un sapore impossibile da ignorare. Nel nuovo brano, il cantautore casertano, affonda nelle crepe dei legami spezzati con una scrittura essenziale e profondamente evocativa.
Le immagini sono quotidiane, quasi minime, ma cariche di una tensione emotiva che non cerca spiegazioni. La “vocca salata” diventa così simbolo di ciò che resta nonostante tutto: parole non dette, gesti mancati, presenze che continuano a vivere nell’assenza. Il brano non si abbandona alla nostalgia, né cerca una forma di consolazione. Al contrario, attraversa il dolore con lucidità, mettendo in discussione i meccanismi di difesa costruiti nel tempo.
Proteggersi dietro muri costruiti con la sofferenza può sembrare necessario, quasi vitale. Con il tempo, però, quei muri non difendono più, ma isolano, scavando un vuoto e generando un silenzio emotivo ancora più profondo. Con “Vocca Salata”, Moonaciè continua a dare forma all’universo narrativo di Figl’ d’’a luna, un progetto intimo e coerente in cui musica e parola diventano strumenti di verità emotiva. Una canzone che non chiede di essere risolta, ma ascoltata. E che resta, come certe ferite: non per far male, ma per ricordare di essere vivi.
Proteggersi dietro muri costruiti con la sofferenza può sembrare necessario, quasi vitale. Con il tempo, però, quei muri non difendono più, ma isolano, scavando un vuoto e generando un silenzio emotivo ancora più profondo. Con “Vocca Salata”, Moonaciè continua a dare forma all’universo narrativo di Figl’ d’’a luna, un progetto intimo e coerente in cui musica e parola diventano strumenti di verità emotiva. Una canzone che non chiede di essere risolta, ma ascoltata. E che resta, come certe ferite: non per far male, ma per ricordare di essere vivi.
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