"Salviamo gli Alberghieri": nasce un Manifesto per rivalutare l'istruzione professionale

Redazione 3 Settembre 2026
"Salviamo gli Alberghieri": nasce un Manifesto per rivalutare l'istruzione professionale
Il Manifesto: dieci punti per trasformare l’appello in una proposta


Il passaggio decisivo arriva il 25 agosto 2026, quando “Salviamo gli Alberghieri” si dota di una vera piattaforma programmatica: “Dieci punti per una nuova istruzione professionale italiana”.

Non più soltanto un appello, dunque, ma un documento nato dal confronto con docenti, insegnanti tecnico-pratici, dirigenti scolastici, professionisti, rappresentanti del mondo produttivo e associazioni di categoria.

La convinzione alla base del Manifesto è chiara: l’istruzione professionale non deve essere progressivamente ridimensionata o privata della propria identità, ma rafforzata. E il principio attorno al quale ruota l’intero documento può essere sintetizzato così: non accorciare la scuola professionale, ma renderla più professionale.



Da questa impostazione nascono i dieci punti che diventano il cuore dell’iniziativa.

1. Più discipline professionalizzanti e più laboratorio

Il primo obiettivo è restituire centralità al saper fare, rafforzando strutturalmente le discipline di indirizzo e le attività laboratoriali.

Cucina, sala e vendita, accoglienza turistica, pasticceria, arte bianca e le altre discipline caratterizzanti devono tornare a essere assi portanti del percorso scolastico, soprattutto nel triennio.

Il laboratorio, nella visione del Manifesto, non è un elemento accessorio: è il luogo nel quale conoscenza, tecnica, cultura e pratica si trasformano in competenza professionale.

2. Un quadro orario nazionale forte e riconoscibile

Il secondo punto chiede di garantire agli Istituti Alberghieri un’identità professionale riconoscibile in tutto il Paese.

L’autonomia scolastica deve consentire di valorizzare territori e specificità locali, ma all’interno di una base nazionale comune, con un monte ore professionalizzante adeguato e standard formativi chiari.

L’obiettivo è che un diploma alberghiero abbia un’identità immediatamente riconoscibile da Nord a Sud.

3. Una nuova Area di Alta Professionalizzazione

Il Manifesto recupera idealmente la lezione del Progetto ’92, reinterpretandola alla luce delle nuove professioni.

Negli ultimi anni del percorso scolastico viene proposta una vera Area di Alta Professionalizzazione, costruita attraverso la collaborazione tra scuole, professionisti, imprese qualificate, associazioni di categoria, ITS Academy, università e territori.

In particolare, il quinto anno dovrebbe assumere una forte intensità professionalizzante, con specializzazioni ed esperienze formative strutturate.

Il principio è quello di una collaborazione equilibrata: la scuola mantiene la responsabilità della formazione, mentre l’impresa contribuisce alla formazione sul campo.

4. Un Fondo nazionale per laboratori, attrezzature e materie prime

Una scuola professionale non può esistere senza laboratori moderni e risorse adeguate.

Per questo viene proposta l’istituzione di un Fondo nazionale permanente per gli Istituti Professionali Alberghieri, destinato alla manutenzione e all’innovazione dei laboratori, alle attrezzature, alle tecnologie, ai software, alle materie prime, alla digitalizzazione, alla sicurezza e alle attività professionalizzanti.

La qualità della formazione, secondo il Manifesto, non può dipendere dalla disponibilità economica delle famiglie o dalla capacità delle singole scuole di intercettare finanziamenti occasionali.

5. Professionisti e imprese dentro la scuola, studenti dentro le professioni

Il quinto punto punta alla costruzione di un nuovo patto tra formazione e lavoro.

Chef, maître, pasticcieri, sommelier, direttori d’albergo, receptionist, professionisti dell’accoglienza, operatori turistici, agenti di viaggio, imprenditori e manager possono contribuire ai percorsi formativi.

Parallelamente, gli studenti devono poter conoscere il mondo del lavoro attraverso esperienze realizzate in imprese realmente qualificate.

Ma vengono fissati alcuni principi: l’impresa non sostituisce la scuola, lo studente non sostituisce un lavoratore e il tirocinio non può trasformarsi in lavoro gratuito.

6. Cinque anni di scuola professionale forte. Poi lavoro, ITS Academy o università

Uno dei punti politicamente più significativi del Manifesto è la difesa del percorso quinquennale.

L’iniziativa esprime una posizione critica verso quelle applicazioni del modello 4+2 che possano determinare una riduzione della formazione professionalizzante scolastica o un impoverimento del quinto anno.

La proposta non è contraria agli ITS Academy. Al contrario, punta a costruire una filiera nella quale Istituti Professionali forti siano seguiti da ITS Academy altrettanto forti.

Dopo cinque anni lo studente deve poter scegliere consapevolmente tra lavoro, ITS Academy, università e imprenditorialità.

7. Restituire centralità, dignità e prospettive agli ITP

Il Manifesto dedica un punto specifico agli Insegnanti Tecnico-Pratici, considerati una componente essenziale dell’identità della scuola professionale.

La proposta è valorizzarne il ruolo professionale, giuridico ed economico e costruire un sistema permanente di aggiornamento.

Chi insegna una professione, infatti, deve poter continuare a confrontarsi con l’evoluzione delle tecniche, delle tecnologie, delle attrezzature, delle imprese e dei modelli organizzativi del settore.

8. Un Osservatorio nazionale su formazione, lavoro e professioni

Non basta sapere quanti studenti si iscrivono e quanti arrivano al diploma.

Il Manifesto propone un Osservatorio nazionale permanente capace di seguire l’intera traiettoria degli studenti: dall’iscrizione al percorso scolastico, dal diploma alla prosecuzione degli studi, fino all’ingresso nel lavoro, alla permanenza nel settore e alla crescita professionale.

Compare così un concetto importante nell’iniziativa “Salviamo gli Alberghieri”: quello della dispersione professionale.

Occorre capire non soltanto quanti giovani abbandonino la scuola, ma anche quanti diplomati, dopo essere stati formati per determinate professioni, decidano di lasciare il settore e soprattutto per quali ragioni.

9. Un Patto nazionale per la qualità e l’umanizzazione del lavoro nell’ospitalità

È probabilmente uno dei punti che maggiormente allarga il perimetro dell’iniziativa oltre i confini della scuola.

Non è sufficiente formare professionisti qualificati se poi le condizioni offerte dal mercato del lavoro rendono quelle professioni poco attrattive.

Il Manifesto propone quindi un Patto nazionale per la qualità e l’umanizzazione del lavoro nell’ospitalità, coinvolgendo istituzioni, imprese, associazioni di categoria, rappresentanze dei lavoratori, professionisti e mondo della scuola.

Retribuzioni, orari, turnazioni, riposi, lavoro festivo, conciliazione tra vita privata e professionale, stabilità e possibilità di crescita diventano così parte integrante della discussione sul futuro degli Alberghieri.

La domanda cambia prospettiva: non soltanto perché alcuni giovani non vogliano lavorare nell’ospitalità, ma cosa debba cambiare affinché un giovane qualificato desideri entrare in quelle professioni, rimanervi e costruirvi il proprio futuro.

10. Restituire prestigio all’istruzione professionale e alle sue professioni

L’ultimo punto affronta una questione profondamente culturale.

L’Istituto Professionale Alberghiero non deve essere percepito come una scuola di seconda scelta, destinata a chi viene considerato meno adatto allo studio.

Deve essere una scuola scelta consapevolmente da chi desidera diventare un professionista dell’enogastronomia, dell’ospitalità e del turismo.

Ma per restituire prestigio alla scuola occorre restituire prestigio anche alle professioni che essa prepara a svolgere: competenze riconosciute, retribuzioni adeguate, possibilità di crescita e condizioni che permettano di costruire un progetto di vita.


È qui che il Manifesto consegna probabilmente il messaggio culturale più forte dell’intera iniziativa: saper fare è cultura, la professionalità è cultura e la dignità del lavoro è cultura. Dieci punti che conquistano l’attenzione della stampa. La pubblicazione del Manifesto imprime un’accelerazione decisiva all’iniziativa.

“Salviamo gli Alberghieri” non è più soltanto l’editoriale lanciato pochi giorni prima da Diego Palma. Ora esiste una piattaforma concreta sulla quale discutere e sulla quale anche altre testate possono misurarsi.

Il 26 agosto “Oggi Scuola” racconta l’iniziativa sottolineando proprio il passaggio dai dieci punti alla prospettiva di un confronto nazionale. Il Manifesto viene presentato come il primo tassello di un progetto più ampio che punta a mettere in relazione scuola, istituzioni, imprese, professionisti e rappresentanze sociali.

Il tema oltrepassa contemporaneamente i confini dell’informazione strettamente scolastica. Il 28 agosto “La Voce della Scuola” dà notizia dell’approdo dell’iniziativa sulle pagine del Sole 24 Ore, un passaggio che testimonia come la questione dell’istruzione professionale inizi a essere letta anche attraverso la sua relazione con il sistema produttivo e con il futuro delle professioni.

Il 29 agosto arriva “La Stampa”, che dedica all’iniziativa un approfondimento firmato da Cristina Benenati. L’appello nato nel mondo della scuola viene raccontato ormai esplicitamente come un Manifesto in dieci punti rivolto alle istituzioni.

Seguono altre pubblicazioni e rilanci: il Manifesto entra nell’informazione specializzata dedicata alla scuola, ma anche in quella rivolta al mondo dell’Horeca, della ristorazione e dell’ospitalità.

Ed è un elemento tutt’altro che secondario.

Perché significa che “Salviamo gli Alberghieri” sta riuscendo progressivamente a mettere in comunicazione due mondi che hanno bisogno l’uno dell’altro: quello che forma i professionisti e quello che quei professionisti dovrà accogliere nel lavoro.

Dai dieci punti agli Stati Generali

Il Manifesto, però, non nasce per essere un documento chiuso. Fin dalla sua pubblicazione viene presentato come una piattaforma aperta al contributo del Paese e come la base per un confronto con Ministero, Parlamento, Regioni, organizzazioni sindacali e professionali, associazioni di categoria, imprese, ITS Academy, università, studenti e famiglie.

Ed è proprio questa impostazione a condurre al passaggio successivo. Il 31 agosto, riunito il Comitato Promotore di “Salviamo gli Alberghieri”, emerge una posizione condivisa: i dieci punti vengono considerati imprescindibili e devono costituire la base sulla quale aprire una nuova fase.

Nasce così la proposta degli Stati Generali degli Istituti Alberghieri. L’iniziativa partita il 18 agosto da un editoriale di Diego Palma entra quindi, in meno di due settimane, in una dimensione completamente diversa. Un appello è diventato mobilitazione. La mobilitazione è diventata Manifesto.

Il Manifesto ha attirato l’attenzione della stampa. L’attenzione ha favorito nuove adesioni e prese di posizione. E da quel movimento nasce ora la proposta di riunire attorno allo stesso tavolo scuola, istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, imprese e professionisti. È questo, forse, il tratto più significativo della vicenda di “Salviamo gli Alberghieri”: essere partita dalla difesa di una scuola per arrivare a porre una domanda molto più grande.

Quale istruzione professionale vuole l’Italia per il proprio futuro? I dieci punti provano a dare una prima risposta. Gli Stati Generali avranno ora il compito di trasformarla in confronto, partecipazione e, soprattutto, proposta.
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