Il Fisco annuncia 395 mila nuovi controlli

Giuseppe Montuori * 15 Gennaio 2026
Il Fisco annuncia 395 mila nuovi controlli

Il 2026 segna l’inizio dell’epoca del fisco digitale, a discapito di quello analogico, oramai sul viale del tramonto e, in tale contesto, Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate, annunziano una corposa attività ispettiva che farà scattare un piano strategico mai visto nel passato.

In sintesi prendono il via circa 400.000 controlli “incrociati”, i quali  saranno mirati e precisi ma, soprattutto, nel rispetto dei ruoli tra fisco e contribuente, con particolare utilizzo di tutte le banche dati in possesso, necessarie per il controllo di bilanci, dichiarazioni, fatture, corrispettivi telematici, rapporti bancari, spesometro, ecc., suffragati altresì da apposite indagini info/investigative, le quali con precisione chirurgica, selezioneranno i rispettivi soggetti passivi d’imposta da controllare.

Più nello specifico, il Ministero dell’Economia, ha svelato che saranno eseguiti 320.000 accertamenti fiscali (attività circoscritta, di regola eseguita in via telematica e/o documentale) ed oltre 70.000 verifiche mirate (attività estesa presso la sede aziendale con analisi documentale più dettagliata).

Abbiamo in precedenza parlato di apposita selezione dei riscontri contabili, essa è strettamente collegata agli ISA (Indicatori Sintetici di Affidabilità che riguardano imprese e lavoratori autonomi con partita IVA), i quali attribuiscono un voto da 1 a 10 e, già da 8, il contribuente viene considerato affidabile e scattano a suo vantaggio  una serie di benefici, come ad esempio l’esenzione del visto di conformità per alcune compensazioni IVA (fino a 70.000 euro), al di sotto del 6, invece, si è potenzialmente oggetto di controllo ma, tuttavia, un punteggio basso, non sempre è sinonimo di evasione.

Infatti, alla determinazione della votazione (ISA), partecipa altresì l’ubicazione dell’attività commerciale, infatti un conto è averla al centro di una rinomata località turistica, un conto è averla in un paesino dell’entroterra appenninica, ove entrate ed uscite, variano a dismisura, inoltre anche dichiarare bassi ricavi ed avere spese aziendali/professionali elevate, è un ennesimo indice di pericolosità fiscale ma, ce ne sono altri.

Ecco, quest’ultime situazioni, sono solo alcune di quelle che influenzano gli Indici anzicitati.  In tali casi, l’Amministrazione finanziaria avanza al contribuente apposita richiesta di chiarimenti e, in mancanza di adeguata risposta, la segnalazione si tramuta in un “accertamento formale”, certo che se si preferisce mettersi al riparo da eventuali situazioni spiacevoli, si può sempre fare ricorso al concordato preventivo, il quale consente di addivenire ad una sorta di accordo col fisco, mediante il quale si accetta di pagare una certa somma su un reddito (preventivamente) concordato per i successivi due anni, ottenendo l’esonero di più  meticolosi controlli futuri.

Ciò nondimeno, occorre comunque coniugare la normativa fiscale nostrana, con le ultime delibere della Corte Europea dell’Uomo, difatti, quest’ultima, ha indicato dei limiti nell’esecuzione di accertamenti bancari, effettuati (a parere di quest’ultima) con troppa discrezionalità, limitando, in un certo qual modo le garanzie dell’imprenditore e/o lavoratore autonomo, richiedendo per tali casi, maggiori e più dettagliate motivazioni per l’accesso ai conti bancari della persona sottoposta ad accertamento fiscale.

Ad ogni modo, un plauso va fatto all’attuale compagine governativa, capace di consentire alle casse dello Stato di incamerare oltre 33 miliardi di euro di imposte evase e non versate, distanziando di gran lunga, i risultati conseguiti negli anni passati. Si tratta della cifra più alta di sempre.

* (Dottore in Scienze della Pubblica Amministrazione)

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