Il Gioco della Sabbia: lo studio del professor Angelo Malinconico in un libro scritto con Malorni

Diletta Iervolino 5 Aprile 2022
Il Gioco della Sabbia: lo studio del professor Angelo Malinconico in un libro scritto con Malorni

Vive in Molise da anni, ma ha l’anima palmese il professor Angelo Malinconico, originario della nostra cittadina e autore del libro “Il Gioco della Sabbia – La ricerca infinibile”, scritto a quattro mani con il collega Nicola Malorni, stampato dalla Casa Editrice Astrolabio.

Psichiatra, criminologo, psicologo analista dell’IAAP con funzione didattica per l'AIAP, l'IPAP, l’Atanor e l’Istituto ‘Gaetano Benedetti’, il professor Malinconico è anche vice-presidente del LAI ed è stato presidente dell’Associazione Italiana Residenze per la Salute Mentale (AIRSAM). Formatore e supervisore di operatori dei Dipartimenti di Salute mentale e di comunità terapeutiche, è direttore dei servizi per la salute mentale in Basso Molise e membro della direzione della Rivista di Psicologia Analitica.

Ecco una descrizione dell’opera realizzata con Malorni.

A Dora Maria Kalff, allieva di Jung, si deve l'intuizione delle notevoli possibilità espressive e terapeutiche del gioco della sabbia, nonché la loro prima sistematizzazione teorica all'interno della cornice junghiana. Angelo Malinconico e Nicola Malorni presentano le potenzialità cliniche del gioco della sabbia (sandplay analysis), ripercorrendone la storia, i nodi teorici e le applicazioni nelle istituzioni. Il gioco nella sabbiera, l'opportunità di manipolare e porre in relazione oggetti, terre colorate e acqua, il contatto con la sabbia madre-terra, invitano le immagini a emergere. Non si limitano a sostituire le immagini dell'analizzando con oggetti e personaggi in miniatura, ma le provocano".



"Se il racconto verbale avvicina la storia individuale del paziente, il gesto che anima il gioco della sabbia attiva la sensazione di una nuova, inattesa comunicazione. Attraverso il gioco della sabbia l'analizzando, adulto o bambino, costruisce una narrazione, un dialogo guidato e mediato dalla corporeità che, come avviene in una conversazione verbale, si articola attraverso pause o, al contrario, sequenze veloci, capaci di suscitare un ritmo armonioso tra mente e corpo, tra mani che costruiscono e pensiero, tra emozioni e oggetti che vengono disposti nello spazio del vassoio, tra presente e passato. Il setaccio della psiche filtra le immagini affini alla propria individualità e al proprio nucleo di sofferenza con il relativo vissuto emotivo, e produce una raffigurazione complessa. Introduzione di Paolo Aite”.

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