Napoli, Rua Catalana diventa laboratorio nomade: l’intesa tra il Collettivo O.R.A. e il Premio Rua Viva
Redazione 19 Aprile 2026
C’è un punto della città dove il battito dei martelli sui metalli si è trasformato, nel tempo, in ritmo di idee. È Rua Catalana, antico borgo dei lattonieri e delle pratiche artigiane, che oggi torna a essere luogo di costruzione.
Non più solo di oggetti, ma di relazioni, visioni, processi. Qui, dall’incontro tra il Collettivo O.R.A. e il Premio Rua Viva, prende forma un’intesa che supera la logica della semplice collaborazione per farsi dispositivo curatoriale di cooperazione nomade, aperto e processuale.
Più di una collaborazione: una piattaforma in divenire
Non un progetto chiuso, ma un campo di attraversamento. È così che si presenta l’accordo nato a Napoli tra le due realtà. Un ecosistema fluido in cui soggettività, linguaggi e pratiche entrano in relazione, attivando dinamiche di scambio, co-autorialità e produzione situata.
L’ibridazione tra dimensione individuale e collettiva diventa metodo. Il risultato è la generazione di nuove traiettorie di ricerca e possibilità espressive che non appartengono a un singolo autore, ma a un corpo plurale in movimento.
Il Premio Rua Viva, radicato in uno dei cuori artigiani della città, porta con sé la memoria del fare, la sapienza delle mani, la prossimità con il tessuto urbano.
L’incontro con il Collettivo O.R.A. innesta su quella memoria la tensione del contemporaneo: pratiche artistiche, sguardi critici, dispositivi di cura dello spazio pubblico e delle relazioni.
Chi è il Collettivo O.R.A.
Promosso su iniziativa degli artisti Costabile Guariglia, Enzo Cursaro e Gianni Grattacaso, il Collettivo si propone come una risposta consapevole alle trasformazioni del sistema dell’arte e alle nuove esigenze che caratterizzano il ruolo dell’artista nel rapporto con il pubblico e le istituzioni.
Si associa al Collettivo anche Filomena Carrella, giornalista e scrittrice che apporta il suo valido contributo per la conoscenza e la diffusione e valorizzazione del Collettivo sul territorio.
Il progetto è condiviso e sostenuto da un nucleo di artisti — Raffaele Boemio, Anna Crescenzi, Diana D’Ambrosio, Claudia Del Giudice, Francesca Di Martino, Giorgia Madonno, Anna Maria Mirabella, Mina Di Nardo, Tonia Erbino, Mariana Sofia González, Renata Petti, Maria Sara Pistilli, Anna Maria Saviano, Nella Tarantino e Renzo Vassalluzzo — che, insieme ai fondatori, contribuiscono a definire l’Osservatorio come un’esperienza al contempo critica e fondativa.
O.R.A., acronimo che richiama il tempo presente, l’urgenza dell’adesso, è un collettivo curatoriale e di ricerca che lavora sui linguaggi del contemporaneo come strumenti di indagine sociale e politica. La sua pratica è nomade per vocazione: abita i luoghi senza occuparli, li attraversa per attivare connessioni, lascia tracce che diventano possibilità per altri.
Il Collettivo O.R.A. si muove tra arti visive, scrittura, pedagogie radicali e attivazione di comunità. Non produce mostre nel senso tradizionale, ma dispositivi di incontro. Non cerca l’opera conclusa, ma il processo che genera consapevolezza. Lavora sulla soglia tra istituzione e indipendenza, tra centro e margine, convinto che sia proprio in quelle zone di frizione che nascono le domande necessarie.
Negli ultimi anni O.R.A. ha sviluppato progetti in spazi non convenzionali, quartieri periferici, luoghi di lavoro e di memoria, coinvolgendo artisti, ricercatori, abitanti. Il metodo è quello dell’ascolto e della restituzione: ogni attraversamento produce un archivio vivente di voci, gesti, materiali che vengono poi rimessi in circolo.
Rua Catalana come laboratorio
L’ospitalità del Premio Rua Viva in Rua Catalana non è casuale. Lo storico borgo dei lattonieri è già di per sé un archivio di pratiche, una geografia di saperi che resistono alla sparizione.
Portare qui un dispositivo curatoriale nomade significa riconoscere che l’artigianato non è solo tecnica, ma forma di pensiero. Significa rileggere la manualità come atto politico, la bottega come spazio di co-autorialità ante litteram.
In questo contesto, l’intesa tra O.R.A. e Rua Viva si fa esperimento di ecologia culturale. Le botteghe incontrano gli studi, i maestri artigiani dialogano con gli artisti, i tempi lunghi del fare si intrecciano con l’urgenza del presente. La produzione diventa situata perché nasce dall’ascolto di un luogo, dalle sue materie, dai suoi corpi, dalle sue storie.
Un campo aperto di possibilità
Definirla piattaforma in divenire è il modo più onesto per raccontare questa alleanza. Non c’è un manifesto chiuso, ma una direzione: tenere insieme ricerca e relazione, estetica ed etica, singolarità e comune. Le traiettorie si definiranno camminando, come è giusto che sia per ogni pratica nomade.
Da Rua Catalana può nascere un modello replicabile in altri contesti, o forse proprio l’opposto: la dimostrazione che ogni luogo chiede un dispositivo unico, irripetibile. Di certo nasce un invito.
A guardare la città come laboratorio diffuso. A intendere la curatela come cura delle relazioni prima che delle opere. A riconoscere che l’arte, quando è processo vivo, non occupa spazi ma li libera.
L’incontro tra il Collettivo O.R.A. e il Premio Rua Viva è già accaduto. Ora inizia l’attraversamento.
Box - I protagonisti
Collettivo O.R.A.
Collettivo curatoriale e di ricerca. Pratica nomade, lavora tra arti visive, pedagogie e attivazione di comunità. Metodo basato su ascolto, co-autorialità e produzione situata.
Premio Rua Viva
Realtà radicata in Rua Catalana, storico borgo napoletano dei lattonieri. Lavora sulla valorizzazione delle pratiche artigiane come patrimonio materiale e immateriale.
Il luogo
Rua Catalana, Napoli. Antico quartiere di botteghe e saperi manuali, oggi spazio di sperimentazione tra artigianato e linguaggi contemporanei.
L’intesa
Dispositivo curatoriale di cooperazione nomade, aperto e processuale. Piattaforma per scambio, ricerca e nuove possibilità espressive.
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