Quando la burocrazia diventa abbandono: la dignità negata agli anziani nel post-operatorio
Rosa Ferrante 17 Gennaio 2026
Com’è possibile che una persona anziana, dopo essersi sottoposta a un intervento chirurgico delicato, superato con fatica e coraggio, debba affrontare il post-operatorio senza il minimo rispetto per ciò che è necessario, umano e doveroso garantire?
Com’è possibile che, dopo aver superato la sala operatoria, inizi una seconda, durissima battaglia: quella contro l’indifferenza e la burocrazia?
Sappiamo bene cosa serve in un post-operatorio complesso. Eppure sembra necessario elencarlo, perché troppo spesso viene ignorato.
Servono farmaci, esenzioni, presidi sanitari essenziali. Servono pannoloni, traverse, garze sterili, spray disinfettanti per le ferite, sacche per le evacuazioni, creme per le pelli sensibili, pomate come il Sofargen per prevenire piaghe e infezioni.
Tutto materiale indispensabile, non opzionale. E invece? Tutto a carico della famiglia. Nessuna esenzione, nessuna fornitura, nessuna tutela.
Servono farmaci, esenzioni, presidi sanitari essenziali. Servono pannoloni, traverse, garze sterili, spray disinfettanti per le ferite, sacche per le evacuazioni, creme per le pelli sensibili, pomate come il Sofargen per prevenire piaghe e infezioni.
Tutto materiale indispensabile, non opzionale. E invece? Tutto a carico della famiglia. Nessuna esenzione, nessuna fornitura, nessuna tutela.
E poi ci sono le attese. Le visite di controllo, le specialistiche, le medicazioni. Settimane? No. Qui non si parla di un’attesa conclusa: siamo arrivati a quasi sei mesi e non abbiamo ancora alcuna risposta.
Sei mesi in cui una persona fragile resta sospesa, mentre la sua salute peggiora e la dignità viene calpestata.
Sei mesi in cui una persona fragile resta sospesa, mentre la sua salute peggiora e la dignità viene calpestata.
E non si venga a parlare di “tempi tecnici”: l’attesa accettabile non è di sei mesi, ma di due settimane. Il resto è abbandono.
Ma c’è di più. Chi pensa a chi non ha nessuno? Chi cucina, chi pulisce, chi aiuta a mangiare, chi controlla che le medicine vengano prese all’orario giusto? Chi accompagna alle visite, chi ascolta, chi veglia?
Perché senza una rete di persone attorno, una persona anziana non vive: sopravvive, quando va bene. Altrimenti muore. Da sola.
Perché senza una rete di persone attorno, una persona anziana non vive: sopravvive, quando va bene. Altrimenti muore. Da sola.
E allora viene spontanea una domanda: a chi bisogna rivolgersi per sollecitare ciò che dovrebbe essere automatico? Quanto vale, oggi, una vita umana?
E se questa persona fosse tua madre o tuo padre, cosa faresti per cambiare le cose?
La verità è semplice e dolorosa: un’altra persona, nelle stesse condizioni, sarebbe già deceduta.
Perché non tutti hanno qualcuno accanto. Perché da soli si muore.
Perché non tutti hanno qualcuno accanto. Perché da soli si muore.
Esatto, caro Governo: soli si muore.
Noi non vogliamo più restare inermi. Non vogliamo più accettare che l’attesa diventi una condanna e la burocrazia una sentenza. Vogliamo giustizia per queste persone, spesso anziane, spesso fragili, troppo spesso abbandonate a sé stesse.
La dignità non può aspettare. La salute non può essere rimandata. La vita, semplicemente, non ha tempo.
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