“Un ago, un filo, una storia”: la sartoria artigianale in passerella a Lausdomini

Redazione 21 Maggio 2026
“Un ago, un filo, una storia”: la sartoria artigianale in passerella a Lausdomini

Giovedì 21 maggio la Festa del Giglio si tinge di stoffa, memoria e mani sapienti con la sfilata “Un ago, un filo, una storia”

 

La Festa del Giglio di Lausdomini quest’anno alza in piazza non solo l’obelisco, ma anche l’orgoglio di un mestiere antico: quello della sartoria artigianale.

Giovedì 21 maggio, alle ore 21:00 in Via Vincenzo Caliendo, la sfilata “Un ago, un filo, una storia” porterà in passerella abiti che raccontano più di quanto si veda: raccontano il tempo passato a cucire, l’occhio che legge una persona prima ancora di prendere le misure, la scelta di ogni punto.

L’idea nasce dalla professoressa Maria Assunta Riccio e da sua cugina Maria Riccio, sarta storica del territorio. Due mani, due generazioni, lo stesso amore per un lavoro che non si impara sui manuali ma stando accanto a chi sa.

“Non è una sfilata qualunque”, spiega Maria Assunta. “È il lavoro di chi legge un tessuto al tatto, di chi mette in ogni cucitura l’attenzione di una mattina intera. Abiti che non compaiono sulle riviste, ma che hanno le radici nella vera moda italiana: quella delle botteghe”.

E infatti in passerella non sfileranno solo abiti, ma storie. Ogni capo è una scelta, un gesto, un’attenzione che nessuna macchina metterebbe lì. Perché quest’arte non si conserva nei musei: vive solo se c’è qualcuno che la pratica e qualcuno disposto a impararla.
La serata è organizzata dal Comitato Giglio Vespucci Lausdomini 2026 con il contributo di Color Your Style, AMI Training, Essenza dei Fiori e Onoranze Funebri Camposano.

“Il Giglio lo portiamo su con le braccia, con la fatica, con il canto”, conclude Maria Assunta. “Questa sfilata funziona allo stesso modo: chi taglia, chi cuce, chi indossa, chi guarda. Storie diverse che per una sera si incontrano in un gesto comune”.

Appuntamento da non perdere, stasera a Lausdomini: per applaudire chi tiene vivo un mestiere, e per ricordare che nell’abito fatto a mano c’è sempre qualcosa di chi lo ha cucito.

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